Riceviamo il racconto di un nostro concittadino, in diretta dal volo di rientro da Dubai:

RENDЕ – «Dodicimila euro per tornare a casa. E tutto a nostre spese». È il racconto amaro di Mario Ionà, cittadino di Rende, che in queste ore sta rientrando in Italia insieme alla fidanzata Berfin, (di nazionalità turca, studentessa dell’Unical) a bordo di un volo Emirates partito da Dubai dopo giorni di incertezza legati alla crisi e al blocco dei collegamenti aerei nell’area mediorientale.
Dal suo posto sull’aereo, Ionà ha registrato un video e raccontato la situazione paradossale che si è trovato davanti: nella ‘first class’ del velivolo ci sono appena quattro passeggeri, con altri dieci posti completamente vuoti. Una scena in netto contrasto con quanto accade nella parte posteriore dell’aereo.
«In economy sono stipati come sardine», spiega nel video girato poco dopo il decollo.
Il volo è partito questa mattina con circa quattro ore di ritardo, a causa di un nuovo allarme missilistico che ha interessato l’area di Dubai, aumentando ulteriormente la tensione tra i passeggeri in attesa di rientrare in Europa.
Il biglietto perso e la nuova spesa
Ionà aveva già programmato il rientro in Italia con un volo previsto per il 4 marzo, ma non è mai riuscito a partire. Il traffico aereo era stato infatti bloccato a causa dell’escalation della guerra in Medio Oriente e non è stato possibile effettuare il cambio del biglietto.
L’unica soluzione, pur di tornare a casa, è stata acquistare un nuovo volo. Il prezzo, però, è stato altissimo: 12mila euro per due persone.
«Io ho potuto permettermelo – racconta – ma chi non ha questa disponibilità cosa fa? Resta bloccato lì, pagando di tasca propria finché qualcuno non trova una soluzione?».
I contatti con la Farnesina
Durante il soggiorno forzato a Dubai, Ionà afferma di aver contattato la Farnesina, il Ministero degli Esteri italiano, che avrebbe assicurato l’avvio di procedure per facilitare il rientro dei cittadini italiani rimasti bloccati nell’area.
Secondo il suo racconto, però, nessuno si sarebbe più fatto vivo.
«Forse un giorno rimborseranno il biglietto, non ho chiesto e non voglio evidenziare questo – dice – ma voglio capire se la macchina funziona così come viene presentata nelle tv e dai giornali. Perchè se una persona invece non aveva i soldi per comprare un nuovo biglietto, nel frattempo, come faceva a tornare… o vivere questi giorni all’estero?».
L’assistenza della compagnia aerea
Anche il rapporto con la compagnia aerea non sarebbe stato semplice. In un primo momento, racconta Ionà, alcuni incaricati di Emirates si erano presentati in albergo assicurando che la compagnia avrebbe coperto vitto e alloggio per i giorni extra causati dalla crisi, facendo un rebooking del volo.
«Poi non si è fatto più vivo nessuno», racconta. «E ho dovuto pagare tutto di tasca mia».
Tentare di contattare l’assistenza telefonica si è rivelato inutile: «Le linee erano sempre occupate. Impossibile parlare con qualcuno».
La domanda allo Stato
Il racconto vuole anche sollevare una questione più ampia: la gestione del rientro dei cittadini italiani dalle aree coinvolte in tensioni o conflitti.
Ionà si chiede perché lo Stato non abbia acquistato i posti disponibili sui voli commerciali, anche quelli in prima classe, per permettere ai propri cittadini di lasciare rapidamente una zona potenzialmente pericolosa.
«Guardando l’aereo – conclude – viene spontaneo chiedersi perché quei posti vuoti non siano stati usati per riportare a casa chi ne aveva bisogno».
Una testimonianza che, al di là del singolo episodio, riapre il dibattito sull’assistenza ai turisti e ai cittadini italiani bloccati all’estero durante crisi internazionali.
Ecco uno dei video ricevuti:












