Una situazione che si trascina da oltre due anni e che, giorno dopo giorno, diventa sempre più difficile da sostenere. È la denuncia accorata di un cittadino di Rende, residente nella zona di Saporito, che ha deciso di scriverci per raccontare le difficoltà quotidiane vissute insieme al padre anziano e gravemente malato.

L’uomo, 86 anni, ha subìto l’amputazione dell’arto destro ed è affetto da una patologia oncologica. Vive al secondo piano di un condominio privo di ascensore, una condizione che di fatto lo rende “prigioniero” nella propria abitazione. Nonostante l’avvio delle pratiche per l’installazione di un montascale, la situazione è rimasta ferma, senza alcun intervento concreto.
Di seguito la lettera integrale inviata alla redazione:
“Buongiorno,
scrivo perché dopo due anni non ne posso più. Mio padre ha subìto un’amputazione dell’arto destro. Abitiamo in un condominio senza ascensore e abbiamo fatto la pratica all’ASL: dopo un anno si è conclusa, ma è un altro anno che non si è visto nessuno.
Mio padre è intrappolato in casa da due anni. Fa tante visite perché è anche un malato oncologico e dobbiamo pagare l’ambulanza ogni volta per farlo uscire. Per non parlare del fattore psicologico: non potendo uscire mai, è veramente dura. Non ha modo neanche di fare una passeggiata all’aperto, è veramente assurdo. Aiutateci.
Abitiamo a Rende Saporito, in via G. De Chirico, al secondo piano. Abbiamo fatto domanda per il montascale, la pratica è conclusa e ci ho messo sei mesi per completare tutto.
Solo la settimana scorsa siamo usciti quattro volte con l’ambulanza e si sa quanto costa. Ma la cosa più grave è il fattore psicologico: si sente imprigionato.”
Una testimonianza che mette in luce non solo i ritardi burocratici, ma anche le pesanti conseguenze economiche e psicologiche che ricadono sulle famiglie. L’auspicio è che questa segnalazione possa smuovere le istituzioni competenti e portare a una soluzione rapida per restituire dignità e libertà a chi oggi vive una condizione di isolamento forzato.










