Sequestrato il “Lido Letizia” sul Tirreno Cosentino – Lo sfogo dei titolari «É l’omicidio di un’impresa. Ora parliamo noi»

Riceviamo segnalazione del post che sta girando sul web, diffuso dai titolari del “Lido Letizia” di Santa Maria del Cedro, a seguito del sequestro della loro struttura:

“NON È SOLO UN SEQUESTRO, È L’OMICIDIO DI UN’IMPRESA. ORA PARLIAMO NOI DEL LIDO LETIZIA.

Per dieci anni noi proprietari del Lido Letizia abbiamo scelto il silenzio. Abbiamo scelto di lavorare, di investire ogni centesimo guadagnato per migliorare la nostra struttura, di dare lavoro a tante persone e di offrire ai turisti un’immagine di eccellenza. Oggi quel silenzio finisce. Oggi, davanti ai sigilli della Capitaneria di Porto che sbarrano l’ingresso alla nostra “casa”, sentiamo il dovere di raccontare la verità su un sistema che non solo non ci tutela, ma sembra voler scientificamente distruggere chi prova a fare le cose per bene.

  1. UN PAESE CHE CRESCE, MA IL LIDO LETIZIA MUORE.

Sia chiaro: sappiamo bene che l’amministrazione comunale in questi quasi 15 anni ha fatto tantissimo per il paese. È sotto l’occhio di tutti, è un dato di fatto e rimarrà nella storia del nostro territorio. Proprio per questo, però, quello che sta succedendo oggi al Lido Letizia è sconvolgente. Com’è possibile che in un paese che si è evoluto così tanto, noi imprenditori veniamo lasciati in un limbo burocratico per un decennio, legati a un Piano Spiaggia naufragato senza che nessuno ce lo comunicasse ufficialmente? Siamo stati lasciati a investire migliaia di euro nel buio totale, convinti di avere un futuro che qualcuno aveva già deciso di cancellare nel silenzio.

  1. LA FOLLIA DELLA DIFFIDA: “DEMOLITE TUTTO”.

Il 25 febbraio scorso abbiamo ricevuto un pugno nello stomaco: una diffida non rinnovabile che ci imponeva di demolire entro 15 giorni non solo alcune difformità, ma l’intera struttura del Lido Letizia. Un ordine paradossale, sproporzionato, che chiedeva di radere al suolo anni di sacrifici per un cavillo burocratico. Nonostante l’assurdità, non ci siamo tirati indietro: abbiamo smantellato immediatamente tutto ciò che era abusivo. Una settimana fa, i controlli degli organi competenti hanno accertato che avevamo ottemperato a tutto. Eravamo “puliti”. Eravamo pronti.

  1. IL GIOCO DELLO SCARICABARILE: LA PALLA SIAMO NOI.

A fine marzo, il Comune emana l’ordinanza balneare e invita noi gestori a chiedere il nulla osta per l’apertura dei servizi bar e ristorazione. Noi, con la fiducia di chi vuole ripartire, il 9 aprile abbiamo inviato la nostra PEC. Abbiamo chiesto il permesso di lavorare, di accogliervi, di far girare l’economia.
Sapete qual è stata la risposta? Il silenzio assoluto. Nessuna risposta alla nostra PEC, nessun segnale di vita. Al posto di quella risposta, oggi sono arrivati i sigilli della Capitaneria. In questo momento siamo come una palla da gioco che le istituzioni si rimbalzano per non assumersi responsabilità; una palla colpita con violenza che rischia di sgonfiarsi per sempre mentre chi di dovere gioca sulla nostra pelle.

  1. UN APPELLO ALLA COSCIENZA.

Ci rivolgiamo direttamente a chi oggi comanda queste operazioni, a partire dal Comandante della Capitaneria di Porto: si metta una mano sulla coscienza. Se le istituzioni devono scontrarsi, se devono “scornarsi” tra loro per cavilli o competenze, che lo facciano nelle loro aule, nei loro uffici, lontano dalle nostre imprese. Ma non usate il Lido Letizia come scudo. Non distruggete anni di sacrifici per le vostre battaglie di posizione. Noi siamo qui per lavorare, non per subire i vostri mancati accordi.

  1. DUE PESI E DUE MISURE: LA GUERRA TRA POVERI.

Questo è il punto che fa più male. Basta farsi una passeggiata per vedere strutture stracolme di abusi edilizi mai rimossi, che restano lì, intoccate, solo perché godono ancora di quella concessione annuale che a noi è stata tolta senza preavviso. Accusare gli altri è brutto, ma la verità è che ci stanno portando a fare la guerra tra noi. Perché noi del Lido Letizia, che abbiamo demolito e ci siamo messi in regola, veniamo puniti con i sigilli, mentre altrove si continua a lavorare indisturbato? È amaro constatare come l’ospitalità che abbiamo sempre mostrato verso le autorità, accogliendole con riguardo anche per i loro momenti privati, venga ricambiata con una rigidità che non viene usata altrove.

  1. QUESTO NON È UN GIOCO: QUI CI SONO FAMIGLIE CHE MANGIANO.

Gestire uno stabilimento non è un passatempo, è vita reale. Significa guardare negli occhi i nostri collaboratori, dai professionisti esperti ai tanti giovani che aspettano la stagione per lavorare. Ci sono famiglie che si mantengono esclusivamente con questo lavoro. Come possiamo garantire il pane a queste persone se lo Stato cambia le regole ogni mattina? Dietro questi sigilli non c’è solo legno, ci sono i progetti di vita di un intero staff calpestati. Ognuno deve prendersi le proprie responsabilità adesso: chi ha sbagliato negli uffici non può scaricare le colpe su chi suda ogni giorno in spiaggia.

  1. L’ULTIMA PROVOCAZIONE: FATECI FARE QUESTA STAGIONE, POI BRUCIAMO TUTTO.

Arrivati a questo punto, facciamo una proposta chiara: fateci fare questa stagione. Permetteteci di onorare i contratti con i nostri ragazzi e le prenotazioni dei nostri clienti che hanno scelto il Lido Letizia. Poi, se il vostro obiettivo è distruggere l’eccellenza, a fine stagione siamo pronti a tutto: siamo pronti a demolire con le nostre mani o a dare fuoco alle strutture. Le cancelleremo per sempre dalla faccia di questa spiaggia e non ripartiremo mai più. Se è il deserto quello che volete, avrete il deserto. Ma non potete chiederci di morire oggi, a stagione iniziata, per le vostre mancanze.

AI NOSTRI CLIENTI:

Non abbiate paura. Nonostante la rabbia e le lacrime di queste ore, noi proprietari del Lido Letizia non ci arrendiamo. Abbiamo investito troppo cuore per farci sconfiggere da chi non si prende la responsabilità delle proprie azioni e non risponde alle PEC. Le vostre prenotazioni sono al sicuro. I nostri avvocati stanno già dando battaglia per il dissequestro urgente. La verità verrà a galla e torneremo a sorridere insieme sulla nostra spiaggia.

VOGLIAMO SOLO LAVORARE. CHI HA SBAGLIATO SI ASSUMA LE PROPRIE COLPE.”

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