Lettere 2.0: “Salta la visita …ma la cosa peggiore è la vergognosa ricerca di scuse. Con quale coraggio vi guardate allo specchio?”

Riceviamo lo sfogo del nostro lettore Luca:

“Spett.le redazione ,
vi scrivo per raccontarvi e rendere nota ai lettori l’esperienza avuta in settimana nel reparto di neurochirurgia dell’opsedale di Cosenza dalla mia compagna.

Ad Aprile prenotiamo una visita attraverso il Cup con il medico direttore del reparto e come prima data utile ci viene indicato il giorno di agosto 2026 alle ore 9.00.

Accettiamo perchè pur trattandosi di una patologia importante e fortemente invalidante, ci serviva poi un referto/riscontro della struttura e non del medico privato per avviare le pratiche di riconoscimento della patologia.

Premetto che più volte avevo invitato la mia compagna a non prenotare visite presso l’ospedale di Cosenza, specie dopo un precedente ricovero avvenuto qualche mese fa, un’esperienza che spingerebbe chiunque a stare lontano da questa struttura.

Quindi quella mattina ci rechiamo in ospedale con buon anticipo (circa 45 minuti) ed al reparto dove si doveva svolgere la visita troviamo un prevedibile deserto …

Nel rispetto dei ruoli e dei tempi, ci accomodiamo davanti alle porte in attesa di vedere qualcuno per poter dare l’impegnativa ed attendere poi il nostro turno (anche se non c’era nessuno se non un signore proveniente probabilmente dal pronto soccorso).

Passate le ore 9.00 e non avendo visto nessuno, ci permettiamo di bussare all’interno del reparto per poter quanto meno sapere cosa dovessimo fare nell’attesa.

Si affaccia un infermiere (o responsabile, non sappiamo) il quale ci chiede cosa dovevamo fare. Mostriamo l’impegnativa e da lì parte una serie incredibile di affermazioni che ci lasciano interdetti.

La prima è “Ma oggi visite non ce ne sono … “. Mostrando l’impegnativa che appunto riportava la visita, l’orario, il giorno, il medico, il reparto e tutto il resto, con non so quale coraggio l’infermiere prova a smontare anche l’evidenza più palese “Ma questa non è una impegnativa per una visita …”.

A fronte delle nostre educate ma ferme rimostranze , l’infermiere tira fuori la perla del giorno “Si ma il medico con cui avete prenotato non c’è più, forse ce n’è un altro e comunque ci vogliono almeno due o tre ore prima che possiate fare la visita… Del resto il medico con cui avete prenotato fa solo le visite in intramoenia …”.

A quel punto mi sono rivolto all’infermiere con toni decisamente meno cordiali, ed a fronte della mia comprensibile alterazione lo stesso ha continuato a mettere in mezzo ulteriori scuse iniziando a balbettare altre motivazioni senza senso.

Amareggiati dalle risposte e soprattutto non più fiduciosi di quello che potesse essere lo spirito ed il buon fine della visita, siamo andati via, anche perchè sia io che lei dovevamo tornare al lavoro, ci affideremo ad altre strutture pubbliche sperando di poter raccontare poi una esperienza migliore.

Lascio a chi legge le dovute conclusioni … ma vorrei sottolinearne alcune :

  • Noi per fortuna siamo a soli 20 minuti di macchina dall’ospedale, ma ci fosse stato al posto nostro qualcuno che magari si accollava 100 o più km per arrivare puntuale alla visita?
  • E se si fosse trattato di un paziente con problemi molto più seri magari con difficoltà di deambulazione?
  • Ed infine vorrei chiedere a tutti coloro, siano essi medici, infermieri o direttori di reparto, che pensano di poter calpestare a proprio uso e consumo i diritti dei pazienti: ma la coscienza dove l’avete messa? Ma come vi guardate allo specchio la mattina?

Con quale coraggio guardate in faccia i vostri figli la vostra famiglia? Quando poggiate la testa sul cuscino, riuscite a prendere sonno serenamente?

E se al posto mio ci fosse stato un parente, un conoscente, un amico, avrebbe avuto le mie stesse risposte…?

La verità è che siete uguali alla gentaglia che ci governa (destra, sinistra , centro sopra o sotto che sia tutti uguali). Quando siete in una posizione di potere vi sentite nel diritto di fare tutto ciò che vi pare alla faccia di chi sta male.

Ogni tanto pensateci che siete li e siete pagati con i nostri soldi, quelli di chi ogni giorno si spacca la schiena per portare il pane a casa e state tranquilli che la vita prima o poi vi porterà il conto da pagare.

Non penso che qualcuno avrà voglia di replicare a quanto scritto, non avete nè la faccia nè gli attributi per farlo, ma qualora fosse così la mia lettera è firmata e la redazione ha i miei contatti, sono a Vs disposizione.

Mi vergogno di essere concittadino di gente così. Io mi vergogno, voi probabilmente la vergogna non sapete neanche cosa sia.”

Luca Verduci
Marano Marchesato (CS)

Subscribe to Our Newsletter

Keep in touch with our news & offers

Enjoy Unlimited Digital Access

Read trusted, award-winning journalism. Just $2 for 6 months.
Already a subscriber?
Condividi il post