Riceviamo lo sfogo di una nostra lettrice, paziente in cura presso il reparto di Oncologia dell’ospedale di Paola: «Con il Servizio sanitario nazionale la prima disponibilità è a novembre. A pagamento, invece, l’esame si può fare subito»

Una segnalazione che riporta ancora una volta al centro dell’attenzione il tema delle liste d’attesa nella sanità calabrese. A scriverci è una donna, malata oncologica e attualmente in cura presso il reparto di Oncologia dell’ospedale di Paola, che racconta le difficoltà incontrate nel riuscire a effettuare in tempi brevi un esame diagnostico che, nel suo caso, è urgente.
La paziente deve sottoporsi a una risonanza magnetica della mammella, bilaterale, senza e con mezzo di contrasto. L’esame è stato prescritto con impegnativa, ma, secondo quanto riferito dalla donna, la prima disponibilità attraverso il Servizio sanitario nazionale sarebbe addirittura a novembre.
«Io sono una malata oncologica e devo fare con urgenza una risonanza magnetica della mammella, senza e con contrasto, bilaterale», racconta nella lettera inviata alla nostra redazione.
La prenotazione, spiega, è stata effettuata direttamente dalla caposala del reparto di Oncologia dell’ospedale di Paola, dove la donna sta seguendo una terapia ormonale. Nonostante l’urgenza, però, la prima data disponibile sarebbe stata individuata a Corigliano a novembre.
«A pagamento te la fanno subito»
È proprio questo il punto che maggiormente amareggia la paziente. Secondo la sua testimonianza, rivolgendosi invece a strutture private e pagando di tasca propria, sarebbe possibile effettuare l’esame in tempi molto più brevi.
La donna riferisce di aver verificato diversi prezzi nei laboratori della provincia di Cosenza, con costi che, a seconda della struttura e della tipologia di esame, si aggirerebbero tra i 200 e i 280 euro.
«Dato che a me serve sono costretta ad andare a pagamento, ma dove costa di meno», scrive.
Una spesa tutt’altro che irrilevante, soprattutto per chi deve già affrontare un percorso oncologico e le relative spese e difficoltà.
«E una persona che non ha soldi come deve fare?»
Nella lettera, la paziente pone quindi una domanda che va oltre la sua vicenda personale e riguarda il diritto di accesso alle cure.
«E una persona che non ha soldi come deve fare? Non si può curare, deve aspettare mesi per fare una visita, e nel frattempo le cose peggiorano», denuncia.
La segnalazione non vuole essere soltanto il racconto di una difficoltà incontrata nel prenotare un esame, ma diventa anche una richiesta di attenzione sul problema delle liste d’attesa per le prestazioni sanitarie, soprattutto quando riguardano pazienti oncologici.
La donna ha inoltre inviato alla nostra redazione le fotografie relative ai costi delle diverse strutture consultate, proprio per documentare la differenza tra l’attesa attraverso il Servizio sanitario e la possibilità di ricorrere alla prestazione a pagamento.
«Ma che schifo, poveri noi», conclude amaramente nella sua lettera.
La sua testimonianza, che pubblichiamo dando voce alla segnalazione ricevuta, riporta dunque l’attenzione sulla necessità di garantire tempi di accesso alle prestazioni compatibili con le esigenze cliniche dei pazienti, soprattutto nei percorsi oncologici.










