Cosenza – Percorsi tattili danneggiati: «L’accessibilità deve esserci ogni giorno, non ogni cinque anni»

Riceviamo le parole del nostro lettore Agostino, concittadino con disabilità visiva:

“Mi chiamo Agostino Marzella, sono una persona con disabilità visiva e fino al 2021 ho abitato a Cosenza. Il percorso tattilo-plantare della città lo utilizzavo tutti i giorni: per me era uno strumento concreto di orientamento, sicurezza e autonomia.

Lo conoscevo anche per un’altra ragione: nel 2016, quando venne installato il sistema di informazioni vocali, avevo partecipato alle prove per verificare la correttezza dei messaggi. Attraverso i tag collocati sotto le mattonelle, un bastone elettronico collegato via Bluetooth allo smartphone permetteva di ricevere informazioni su ciò che si trovava intorno. Un’infrastruttura che offriva un aiuto importante per vivere la città con maggiore indipendenza.

Le informazioni accessibili attraverso i tag descrivevano ciò che si trovava intorno, comprese le statue e le opere del Museo all’Aperto Bilotti disposte lungo il corso. Già nel 2016, quindi, il sistema esprimeva un’idea ampia di accessibilità: consentire a una persona con disabilità visiva di orientarsi, ma anche di conoscere il patrimonio artistico e partecipare pienamente alla vita culturale della città.

L’amarezza nasce anche dal pensiero di ciò che questo percorso avrebbe potuto diventare nel tempo. Le informazioni avrebbero potuto essere aggiornate e arricchite, includendo altri luoghi, servizi e contenuti utili a rendere la città sempre più accessibile. Anche senza introdurre nuove funzioni, sarebbe stato fondamentale preservare e mantenere efficiente quanto era già stato realizzato.

Con il passare degli anni mi sarei aspettato di vedere crescere le possibilità offerte da quell’infrastruttura; ritrovarne invece compromessa persino la funzione essenziale di guida rende ancora più evidente il valore di ciò che si sta perdendo.

Dal 2016 al 2021 ho quindi potuto seguirne direttamente le condizioni attraverso l’utilizzo quotidiano. Nei primi anni il percorso era rimasto pressoché integro, ma nel tempo avevano cominciato a emergere problemi sempre più evidenti, legati anche alla scarsa attenzione per la sua funzione.

Nel centro cittadino capitava di trovare persone ferme sul tracciato a chiacchierare, in coppia o in gruppo, e bancarelle di ambulanti collocate proprio sopra il percorso. Diverse volte, seguendo le indicazioni tattili, sono finito letteralmente contro le bancarelle che lo occupavano.

Avevo segnalato più volte queste situazioni, senza riscontrare interventi risolutivi. Alle difficoltà dovute agli ostacoli si sono aggiunti, nel tempo, il deterioramento delle mattonelle e le interruzioni del tracciato. Il problema, dunque, non è nato oggi: è andato progressivamente aggravandosi.

Tornando a percorrere quelle strade dopo un periodo di assenza, speravo di trovare dei miglioramenti. Ho invece trovato una situazione profondamente peggiorata: mattonelle mancanti, interruzioni di diversa estensione e ostacoli lungo il tragitto. Un percorso che conoscevo e sul quale facevo affidamento oggi, nei tratti che ho attraversato, non offre più la continuità necessaria a chi deve seguirlo.

Per questo ho deciso di documentare la situazione in un video pubblicato sui social. La volontà di farlo c’era già; a questa si è aggiunta la lettura di un articolo nel quale alcuni consiglieri comunali di opposizione richiamavano l’attenzione sul problema.

Nel video mostro ciò che ho incontrato camminando. Quel giorno era in corso un evento della Polizia Municipale e una transenna della stessa Polizia Municipale era collocata in modo da ostacolare il percorso tattile. Ho documentato anche una mattonella tagliata per inserire un faretto proprio all’interno del tracciato.

Sono situazioni che fanno riflettere su quanto venga compresa la funzione di questi percorsi. Per chi non vede, un’interruzione o un ostacolo significa non poter più fare affidamento sulla guida che sta seguendo, con conseguenze concrete sull’orientamento e sulla sicurezza.

Durante il tragitto ho incontrato anche persone che mi venivano addosso mentre seguivo il percorso. Può esserci scarsa conoscenza della disabilità visiva e del significato di quelle mattonelle: proprio per questo serve sensibilizzazione. Ma serve anche attenzione verso gli altri e rispetto degli spazi che permettono a ciascuno di muoversi in autonomia.

Alla responsabilità dei cittadini si affianca quella delle istituzioni. Un’opera pensata per l’accessibilità deve essere mantenuta efficiente nel tempo. Ritrovare oggi una situazione ulteriormente peggiorata, dopo le segnalazioni fatte negli anni, provoca amarezza, soprattutto sapendo quale valore avesse quell’infrastruttura per chi la utilizzava quotidianamente. Intervenire ai primi segnali di deterioramento e impedire che il percorso venisse abitualmente occupato avrebbe potuto evitare di arrivare a queste condizioni.

Ben venga l’interesse dei consiglieri e di chiunque voglia contribuire a risolvere il problema. È però legittimo chiedersi perché l’attenzione che viene manifestata oggi non si sia tradotta in un impegno già ai primi segnali di degrado. Chi oggi sollecita il ripristino può dare valore a questa presa di posizione seguendo il problema nel tempo, fino alla realizzazione degli interventi e alla loro successiva manutenzione.

La mia testimonianza chiede un impegno che vada oltre le appartenenze politiche e le scadenze elettorali. Non vorrei che questa situazione diventasse soltanto un argomento da utilizzare in vista delle prossime elezioni. La disabilità e le condizioni di vita delle persone non devono essere strumentalizzate. Parlo di disabilità visiva perché è l’esperienza che vivo direttamente, ma il rispetto riguarda tutte le persone e tutte le disabilità.

Servono disponibilità all’ascolto, presenza e lavoro concreto e continuativo, anche lontano dai riflettori. La volontà di esserci si dimostra prendendosi cura dei problemi quando emergono, senza aspettare che il degrado diventi tanto grave da suscitare clamore.

L’accessibilità deve entrare nella coscienza collettiva. Significa rispettare le persone con disabilità e avere cura dei percorsi, degli ausili e delle tecnologie che consentono di abbattere le barriere e vivere pienamente la città.

Chiedo che si intervenga sui tratti danneggiati, che il percorso venga mantenuto libero dagli ostacoli e che siano previsti controlli e manutenzione costanti. Chiedo anche che venga ascoltato chi questi strumenti li utilizza e può spiegare, per esperienza diretta, che cosa funziona e che cosa impedisce di muoversi in sicurezza.

Perché l’accessibilità non può esserci soltanto ogni cinque anni. Deve esserci ogni giorno.”

Agostino Marzella

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