Cervicati, il battito di un giorno. La “Vala” del “Martimuzzu” contro il silenzio dei vicoli spopolati

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Nel cuore del Carnevale arbereshe, la “Vala” non è solo danza, ma un rito collettivo di appartenenza. Tra catene umane e abiti d’oro, Cervicati celebra la propria storia, sfidando lo spopolamento e il tempo che passa

“Il rosso del broccato non è un colore, è un grido. Spacca il grigio delle chianche di Cervicati mentre il paese si avvita su se stesso in un serpente di braccia intrecciate. Non chiamatela danza. La “Vala” è un assedio coreutico, un’imboscata di seta e oro che scatta nell’ora più sporca del Carnevale, quando il Martedì Grasso esala i suoi ultimi respiri di vino cattivo e polvere.

Cervicati non balla solo per divertire il forestiero. Balla anche per recingerlo. La catena umana si snoda tra i vicoli come un muscolo che si contrae. Chi finisce nel cerchio è un ostaggio. Il riscatto è un bicchiere di quello buono…”

Fonte ed articolo completo (dell’amico Gianfranco Donadio) qui: LaCNews24

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