Riceviamo lo sfogo del nostro lettore Albano:

Su una platea di circa 3.000 – 4.000 persone, solo una parte — tra le 2.000 e le 2.500 — è riuscita finalmente a ottenere una stabilizzazione (a 18 ore settimanali). Ma cosa succede agli altri? Più di mille lavoratori restano esclusi, senza alcuna prospettiva concreta di un lavoro dignitoso, nonostante abbiano dedicato anni della propria vita al funzionamento degli enti locali.
Per vent’anni questi tirocinanti hanno garantito servizi essenziali, spesso trattati come personale a tutti gli effetti, ma senza diritti, senza certezze e con compensi limitati.
Hanno retto uffici, supportato amministrazioni, coperto carenze strutturali. E oggi, invece di un riconoscimento, arriva un’altra beffa.
Altri sei mesi di “formazione” per gli esclusi.
Ma di quale formazione stiamo parlando? Dopo vent’anni di esperienza sul campo, definire ancora queste persone “tirocinanti” è semplicemente inaccettabile. È una scelta che svuota di significato il loro lavoro e mortifica la loro dignità.
La Regione, ancora una volta, dimostra di non saper affrontare seriamente una questione che si trascina da troppo tempo. Si continua con soluzioni temporanee, scollegate dalla realtà, che non risolvono nulla e servono solo a rimandare il problema.
E i comuni? Per anni hanno utilizzato questi lavoratori, li hanno integrati nei propri uffici, ne hanno beneficiato ogni giorno. Ma oggi, davanti alla necessità di dare risposte e assumersi responsabilità, molti scelgono il silenzio o il disimpegno. Un atteggiamento difficile da accettare, soprattutto verso chi ha contribuito in modo concreto al funzionamento degli enti locali.
Questa non è solo una questione di lavoro. È una questione di rispetto, di dignità e di giustizia.
Non si può chiedere a chi ha già dato tutto di continuare a restare in attesa. Non si può continuare a chiamare “formazione” ciò che è stato, per vent’anni, vero lavoro.
È il momento di dire basta.
È il momento che le istituzioni diano risposte serie, definitive e giuste.
Perché nessuno dovrebbe essere lasciato indietro dopo una vita di sacrifici.
Firmato
Albano










