Riceviamo una mail con questo racconto, senza firma:

“Oltre la divisa: il mio grido di sdegno per un sorriso spezzato.
C’è un volto che molti di noi incrociano ogni giorno: è quello del nostro portalettere. Lo vedo spesso attraversare i nostri quartieri con un carisma raro, una gentilezza d’altri tempi e un sorriso che non nega mai a nessuno.
Eppure questo venerdì appena passato ho dovuto assistere con i miei occhi a come quella cortesia sia stata ripagata con un’umiliazione inaccettabile.
Mi trovavo nei pressi di un’attività commerciale in corso Mazzini a Cosenza e sono rimasto pietrificato davanti a ciò che stava accadendo. Il portalettere, un ragazzo nuovo in questa zona, è stato vittima di un’aggressione fisica da parte del titolare (o di chi ne faceva le veci).
È stato degradante vedere un momento di normale routine lavorativa trasformarsi in un incubo sotto il mio sguardo e quello di altri passanti.
Poco dopo l’accaduto, ho visto il ragazzo uscire dal locale visibilmente scosso. Camminava male, si teneva la testa con la mano per il dolore, ma ciò che mi ha colpito di più è stata la sua reazione.
Quando una passante gli ha chiesto come stesse, lui ha risposto con una dignità estrema: “Tutto bene” con un finto sorriso ed una gentilezza unica. Cercava quasi di nascondere un sopruso che non meritava affatto, e io non posso accettare che la cosa finisca nel silenzio.
Scrivo questo messaggio perché ho deciso di non tacere. Chi lavora sulla strada è un pilastro della nostra comunità e merita il nostro rispetto, mai la nostra violenza.
- A chi era lì con me: Se avete visto la scena, non restate in silenzio. La vostra voce è l’unica difesa per chi si sente solo.
- A tutti i cittadini: Proteggiamo la gentilezza. Quando vedrete questo ragazzo continuare il suo giro, fategli sentire che siamo con lui. Io che ero presente non permetterò che la prepotenza di pochi oscuri il valore dei molti.
A te invece, che hai scelto la violenza, e a chi ti sta intorno, voglio dire una cosa guardandoti negli occhi: io vi conosco bene. Conosco te e conosco la tua famiglia, e so perfettamente che tipo di realtà rappresentate. Sappiate che, nonostante le arie che vi date e l’arroganza con cui vi muovete, in questa città valete meno di zero.
Non siete nessuno. La vostra è solo una miseria umana mascherata da prepotenza, un vuoto assoluto che nessuna attività commerciale potrà mai colmare. Sappiate che la vostra reputazione, dopo oggi, è pari al nulla che siete.
E a te, caro portalettere: non lasciarti scalfire da chi non ha spessore. La loro piccolezza è emersa nel momento in cui hanno alzato le mani, mentre la tua grandezza è rimasta intatta nel tuo silenzio dignitoso. Noi sappiamo chi merita rispetto e chi, invece, non merita nemmeno uno sguardo.
Continua a fare il tuo lavoro con il sorriso che hai avuto in questi pochi giorni che ti ho visto passando da me.”
(Lettera anonima)











