Lettere 2.0: “Tra meno di una settimana noi precari MiC ci ritroveremo senza contratto e senza stipendio.”

lettera

Riceviamo e pubblichiamo le parole di un gruppo di lavoratori del Ministero della Cultura:

Gentile Redazione,

​Scriviamo in merito alla possibile svolta per i precari ministeriali MiC in Calabria decantata negli ultimi mesi.

Come lavoratori direttamente coinvolti, a malincuore, siamo costretti a smentire categoricamente il clima di ottimismo che aleggiava sulla nostra situazione e che non corrisponde alla drammatica realtà dei fatti.

La situazione reale a pochi giorni dalla scadenza (28 febbraio 2026) è il mancato rinnovo e di conseguenza l’interruzione del rapporto di lavoro a partire dal 1° marzo 2026 dopo 30 mesi di servizio prestato senza demeriti.

La questione di fiducia posta dal Governo alla Camera ha ufficialmente escluso dal Milleproroghe l’emendamento (8.13) che riguardava noi lavoratori della Cultura, ottenendo ad oggi solo un parere favorevole a un OdG dove viene richiesta una maggiore attenzione alla nostra questione nelle prossime finestre normative, PNRR, Omnibus ecc. Ma un OdG non è uno strumento normativo, non è un decreto, non è una legge, è una semplice promessa e dopo che tanto si è parlato di accordi fatti, volontà plurilaterali, bollinature, fondi già stanziati, stabilizzazione e tante altre cose belle, l’unica e cruda realtà è che tra meno di una settimana ci ritroveremo senza contratto e di conseguenza senza stipendio.

Le promesse di un recupero nel Decreto PNRR (che richiederà mesi per la conversione) non garantiscono alcuna continuità lavorativa né economica e cosa non di minore importanza, dal 1° marzo i siti archeologici, i musei, gli archivi, le Soprintendenze e in generale tutti gli uffici calabresi della “Cultura” perderanno personale fondamentale, con un danno enorme per il nostro territorio che la politica sembra ignorare completamente.

​Chiediamo che la vostra testata, per amore di verità e rispetto verso i lavoratori e le loro famiglie, dia spazio alla reale condizione di incertezza in cui versiamo. Non c’è nulla da festeggiare quando l’unica certezza, ad oggi, è la fine del rapporto di lavoro e il ricorso alla NASpI.

​Distinti saluti,

Un gruppo di lavoratori del Ministero della Cultura

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