Venne scritta oggi ….30 anni fa… una delle pagine più buie della storia cosentina

Come oggi, due anni fa, postammo le parole dei genitori di Roberta.
Il post a distanza di 730 giorni sta ancora girando sulle bacheche calabresi e noi, per non dimenticare mai, nel 30esimo anniversario della scomparsa della nostra amica, simbolo della lotta contro la violenza sulle donne, ve le riproponiamo qui.
Sempre con noi Roberta … !!!
“Quel 26 Luglio 1988″
“Roberta Lanzino ha 19 anni, Quando, sulla strada per il mare, dove si sta recando, in motorino, seguita a breve distanza dai genitori che si fermano per brevi soste impreviste, viene selvaggiamente aggredita, seviziata, violentata e uccisa. La sua giovane vita viene spezzata, cosƬ, allāimprovviso e casualmente.
Una semplice, felice, solare, ragazza, muore, barbaramente muore, per la sola ācolpaā di essere donna. Una ragazza, una possibile figlia di ogni mamma e di ogni papĆ .
Concluso brillantemente il primo anno di vita universitaria, si preparava a vivere la spensierata felicitĆ di una estate al mare, in attesa di una nuova esperienza che lāattendeva a Settembre, in un Campus sindacale.
Settembre che per lei non arriverĆ mai.
Arriva invece la mano assassina degli stupratori. Roberta muore, per un taglio alla gola: le spalline, conficcate nella bocca, certo per attutire il suo urlo di dolore; almeno cinquanta ferite e una caviglia slogata: il suo vano tentativo di sfuggire alla furia delle bestie umane.
E sul suo corpo, lāimpronta biologica degli assassini, quel liquido seminale, testimonianza di una violenza connotata. Eppure lo Stato, ha assolto. Non per assenza di indizi, ma perchĆ© la scienza investigativa, che ha il compito di elevare alla dignitĆ di prova gli indizi raccolti, si ĆØ dimostrata inadeguata, improfessionale, incapace, come apertamente dichiara la stessa sentenza di assoluzione.
La Storia di Roberta ĆØ questa. Ha camminato con noi, limpida, luminosa, bella, semplice, pulita. Ha seminato sana allegria.
Ci ha amato.La Fondazione ā Roberta Lanzinoā nata da quella tragedia, e voluta fortemente dai genitori, assume nel tempo significati sempre più decisi e simbolicamente forti. Prima ĆØ il desiderio di memoria, ĆØ la mano tesa alla collettivitĆ perchĆ© non dimentichi quel sacrificio; ĆØ la voglia di dare allāassurditĆ inspiegabile, un senso; alla morte, lāillusione della vita.
Poi diventa di più. La certezza che quella tragedia non può rimanere patrimonio privato del singolo, perché essa appartiene alla coscienza di tutti. Il diritto alla Vita e alla Giustizia negato a Roberta, è il diritto alla Vita e alla Giustizia negato ad ogni Uomo e ad ogni Donna.La morte di Roberta, non la prima nella Storia della Calabria, non certo la prima nella Storia delle Donne, ha rappresentato per la Regione, un punto di non ritorno: da lì, sono nate nuove consapevolezze e se oggi, anche in Calabria, si riesce a nominare la violenza alle donne e ai minori, lo si deve molto alla forza propulsiva di quella morte, che ha spinto in avanti la costruzione di una cultura del rispetto dei generi e dei deboli.
Roberta, così, vive tra noi, motore vivo di questa forza che vuole diffondere consapevolezza del diritto; vuole creare luoghi di solidarietà e di parola, per accogliere e sostenere.
E questo non è più solo desiderio di memoria, ma è molto di più:
Eā circolazione di pensiero . Eā ascolto e attenzione. Eā messaggio. Eā fatica. Eā amore. Eā testimonianza dolorosa, ma caparbia, che nessuna tragedia può rimanere inutile.”
(Franco e Matilde Lanzino)
Dal sito del Centro Antiviolenza Roberta Lanzino












