Riceviamo le parole di una coppia di genitori della nostra città:

“Noi genitori di un ragazzo con lo sguardo sul mondo completamente diverso
A Cosenza, in una classe del Convitto Nazionale, una scuola ha scelto di chinarsi all’altezza di un ragazzo. E ha scoperto che, imparando di nuovo, si può insegnare meglio a tutti.
Uno sguardo che non chiede permesso
Nostro figlio ha dodici anni e guarda il mondo da un’angolazione tutta sua. Vede ciò che agli altri sfugge, sente ciò che agli altri passa accanto. Le emozioni, per lui, non bussano alla porta: entrano tutte insieme, senza chiedere permesso, e non sempre riesce a tenerle per mano.
Per un genitore, ogni settembre ha il suono di una domanda che non si dice ad alta voce: la scuola sarà una casa che accoglie o una trincea da cui difendersi? Quest’anno la risposta è arrivata, inattesa e luminosa. E tenerla per noi ci sembrerebbe un torto.
Una classe del Convitto, una scelta di coraggio
Siamo in Calabria, a Cosenza, nella scuola media del Convitto Nazionale. Qui, in una classe come tante, è accaduto qualcosa che merita di essere raccontato.
Tutto comincia da una direzione chiara. La preside Curti ha sostenuto fin dal primo giorno un’idea tanto semplice quanto coraggiosa: è la scuola ad adattarsi alla persona, non la persona alla scuola. Senza questa scelta, nulla di ciò che segue avrebbe trovato spazio.
Poi ci sono le mani che hanno dato forma a quell’idea, giorno dopo giorno, in aula. La professoressa Politano e la professoressa De Bartolo hanno aperto il cuore prima ancora del registro. Hanno scelto di guardare nostro figlio non come un problema da gestire, ma come un ragazzo da conoscere.
Quando i professori tornano alunni
I docenti della classe si sono, per così dire, piegati. Non come chi si arrende, ma come chi si china per guardare il mondo all’altezza degli occhi di un ragazzo. Davanti alla neurodivergenza hanno scelto di imparare, anziché pretendere che fosse soltanto lui a cambiare.
Il segno più concreto di questa apertura è stata l’adesione, convinta e appassionata, al progetto Onda Attiva. Un percorso vissuto all’interno dell’istituto, che ha coinvolto venti docenti, guidato dalla formazione di Mind4Children, la realtà fondata dalla professoressa Daniela Lucangeli.
E così, per un tempo, i professori sono tornati alunni. Hanno studiato strategie nuove; hanno provato, sbagliato e riprovato. Si sono messi in discussione, che non è mai un gesto scontato per chi insegna da anni.
Una scuola in cui la qualità più alta è il coraggio di rimettere in gioco anni di mestiere. Dove l’umano esplora il nuovo, e la profondità del cuore insegna che c’è sempre qualcosa da imparare: ancora, e ancora. Perché il nuovo invecchia e il vecchio torna nuovo, ma ciò che resta, sempre, è il cuore. Ed è così che oggi si diventa davvero PROFESSORI: «Io, professore, che mi metto in discussione per la felicità dei miei alunni».
Dal muro al ponte
Il cambiamento più profondo è avvenuto nelle parole. Ciò che sembrava un muro tra docente e alunno è diventato un ponte: parole più attente, tempi rispettati, spiegazioni al posto degli ordini.
E questo non cambierà la scuola soltanto per nostro figlio, ma per tutti i ragazzi e le ragazze che incontreranno questi insegnanti sul loro cammino. Docenti capaci di cambiare, di osservare, di costruire: non per dimostrare un risultato, ma per aprire una possibilità. Quella di un futuro.
La fatica di chi, a dodici anni, non sa ancora abitare il proprio mondo emotivo non è stata letta come un ostacolo alla lezione. È diventata, al contrario, l’occasione per ripensare il modo stesso di fare scuola.
Un luogo non ostile
Oggi la nostra classe non è un luogo perfetto. È un luogo non ostile. Ed è tantissimo.
È un’aula in cui un ragazzo con uno sguardo diverso può entrare senza alzare le difese, e in cui i suoi compagni imparano, insieme a lui, che la diversità non è una distanza da colmare, ma una ricchezza da condividere.
Scriviamo queste righe da genitori, ma anche da testimoni. Testimoni di un cambiamento che parte dal centro: da chi lavora con passione, da chi si muove per la felicità che si legge in uno sguardo, in un sorriso, in un grazie. Un lavoro che non chiede altra ricompensa se non quella, semplice e immensa, della felicità.
Grazie
È proprio qui che una professoressa ha trovato le parole più vere: «Noi dobbiamo provarci, per la sua felicità».
Grazie alla preside Curti, alla professoressa Politano, alla professoressa De Bartolo e a tutto il consiglio di classe. Ci avete mostrato che l’inclusione non è un protocollo da applicare, ma una scelta umana da rinnovare ogni mattina. E che un cuore, quando trova la sua posizione, può trasformare un piccolo mondo familiare ed essere la goccia che, paziente, sgretola le montagne.
Se è possibile a Cosenza, in una classe del Convitto, è possibile ovunque.
Noi genitori, da una classe della scuola media del Convitto Nazionale “Bernardino Telesio” di Cosenza“
(Lettera firmata)










