Riceviamo l’appello della nostra lettrice Elena:

“Il quartiere ha perso la sua anima.
Per molti di noi Argo non era solo “il cane di quartiere”, lui era una presenza costante, un saluto silenzioso, un pezzo di casa all’aperto. Non aveva un padrone con un guinzaglio, ma aveva decine di mani che lo accarezzavano, ciotole d’acqua lasciate fuori dalle case e quell’aria saggia di chi conosce ogni angolo, ogni odore e ogni passo del vicinato.
Poi, nella notte, è calato il silenzio sbagliato. L’accalappiacani l’ha portato via. Da quella mattina la sua solita mattonella al sole era vuota. E quel vuoto per me si è trasformato in un pugno allo stomaco quando ho saputo dove si trova ora: chiuso in gabbia nel canile di Cosenza.
Lì dentro, per un animale che era abituato a correre libero e a scegliere dove dormire, il tempo ha smesso di scorrere come prima. Ora la sua vita è misurata in sbarre di metallo e in un conto alla rovescia: solo pochi minuti d’aria al giorno. Pochi minuti per sentire di nuovo la terra sotto le zampe, per alzare il muso verso il cielo e cercare il vento, prima di essere riportato dentro, mentre il suo sguardo si spegne sempre di più.
Chi lo va a trovare racconta di uno sguardo che spacca il cuore. Non c’è rabbia nei suoi occhi, solo una profonda tristezza. Si chiede dove siano finiti i suoi spazi, perché il suo mondo si sia rimpicciolito così all’improvviso e dove siano finite le persone a cui faceva da guardia ogni giorno.
Un cane di quartiere non è un cane di nessuno: è il cane di tutti. E adesso che si trova dietro quelle sbarre, non possiamo lasciarlo solo a contare i minuti d’aria.
Ha dato tanto a questo quartiere, regalando affetto senza chiedere nulla in cambio; ora tocca a noi e chiedo un aiuto a tutti voi per trovargli una famiglia che gli restituisca la libertà che gli è stata tolta.”
Elena Muoio
(Se qualcuno volesse rendersi disponibile all’adozione, può contattare @elenamuoioo su Instagram)











