Al centro dell’inchiesta c’è Massimiliano Follo, assistente capo coordinatore della Polizia penitenziaria, all’epoca addetto ai videocolloqui via WhatsApp nel carcere

“Secondo l’accusa, avrebbe rivelato a un detenuto l’esistenza di intercettazioni in corso e, tra luglio e novembre 2024, in cambio della promessa di un orologio o di quantitativi di droga, avrebbe favorito alcuni detenuti omettendo controlli e comunicando informazioni riservate. Gli viene inoltre contestata l’introduzione in carcere di 22 grammi di droga destinati a un recluso. Follo è attualmente sottoposto all’obbligo di dimora.”
Fonte e articolo completo: Cosenza Channel










