“Esponenti del partito di Occhiuto insinuano sospetti sui casellari giudiziari di chi protesta. «Lei da che parte sta Presidente?»”

Riceviamo la lettera aperta al Presidente della Regione Calabria da parte di una nostra lettrice:

Presidente Occhiuto,
Le scrivo da calabrese, da cittadina del Sud e da persona che crede che la dignità di un popolo non possa essere sacrificata sull’altare dell’appartenenza politica.

In queste ore, mentre la Calabria e il Mezzogiorno affrontano difficoltà economiche e proteste legate a un disagio reale, le parole che arrivano da esponenti del suo stesso partito feriscono non soltanto chi manifesta, ma un’intera comunità.

Quando si insinuano sospetti generalizzati sui protagonisti delle proteste, richiamando persino i loro casellari giudiziari, senza distinguere le eventuali responsabilità individuali dalle ragioni di chi scende in strada per difendere il proprio lavoro, si rischia di gettare discredito su persone che chiedono semplicemente di essere ascoltate.

Una protesta può essere criticata, un blocco può essere contestato, ma la dignità delle persone non può essere calpestata.
Ed è proprio qui che mi rivolgo a Lei.

Lei è il presidente della Regione Calabria. È il presidente della terra che rappresenta, della sua gente, dei lavoratori, degli agricoltori, degli autotrasportatori e di tutte quelle famiglie che ogni giorno affrontano difficoltà che spesso la politica nazionale sembra non vedere.
Eppure, in questo momento, viene spontaneo chiedersi: dov’è la voce del presidente della Calabria mentre il suo stesso partito pronuncia parole che vengono percepite come offensive e umilianti da tanti calabresi?

Non Le si chiede di giustificare qualsiasi forma di protesta, né di condividere ogni rivendicazione. Le si chiede qualcosa di più importante: distinguere il dissenso dalla criminalità, difendere il diritto delle persone a essere ascoltate e pretendere rispetto per la propria terra.
Perché il problema non è soltanto economico. È umano. È sociale. È una questione di dignità.

Il Sud ha votato anche per questo Governo. La Calabria ha contribuito a portarlo al potere, affidandogli aspettative e speranze. Oggi, però, mentre chiede risposte concrete, si ritrova a dover difendere persino la propria dignità da parole pronunciate da chi dovrebbe rappresentare anche i suoi interessi.

E mentre si porta avanti il progetto dell’autonomia differenziata, che alimenta il timore di un Paese sempre più diviso tra territori forti e territori fragili, il silenzio di chi governa la Calabria pesa ancora di più.

Presidente, appartenere allo stesso partito del Governo non può significare rinunciare a difendere la propria gente.
La fedeltà politica non può venire prima della fedeltà alla propria terra. Il ruolo istituzionale che ricopre Le impone di rappresentare tutti i calabresi, anche quelli che protestano, anche quelli che non condividono le sue idee, anche quelli che oggi si sentono umiliati dalle parole dei suoi alleati.

Perché una terra non si difende soltanto quando è conveniente farlo. La si difende soprattutto quando qualcuno la ferisce, anche se quel qualcuno siede dalla propria stessa parte politica.

Presidente Occhiuto, la Calabria non ha bisogno di silenzi dettati dall’appartenenza. Ha bisogno di una voce che la rappresenti, che la rispetti e che ne difenda il popolo.

E allora Le pongo una domanda semplice, ma necessaria: oggi, davanti a tutto questo, Lei da che parte sta? Da quella del partito o da quella dei calabresi?

Perché la Calabria non è una poltrona, non è un bacino elettorale e non è una terra da ricordare soltanto quando servono voti.

La Calabria è il suo popolo. E il suo popolo merita rispetto, sempre.

Una cittadina calabrese

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