Lettere 2.0: “Aiutatemi a ritrovare l’angelo che in quei giorni si prese cura di mio padre”

Riceviamo dalla nostra lettrice Rossella:

 

 

Buongiorno ho deciso di scrivere alla vostra pagina e di raccontare anche la mia esperienza all’ospedale di Cosenza, perché si, purtroppo alcune volte ci sono casi di superficialità imperdonabili, ma ci sono anche delle persone che danno e fanno il massimo.

Mio padre a gennaio si è rotto l’anca destra, è stato operato e ricoverato quasi un mese all’ospedale Annunziata di Cosenza nel reparto di ortopedia. Ha condiviso la stanza con un signore, suo coetaneo, che si era rotto un piede dopo essere caduto a causa di un infarto. Il signore in questione è il padre di una dottoressa dell’ospedale.

Mio padre veniva trascurato da tutto il personale, non veniva cambiato, non gli veniva chiesto come stava, se avvertiva dolore e si lamentava le infermiere dicevano ‘eh lei è troppo lagnoso signore’…! Le uniche volte in cui veniva trattato da essere umano era quando nella stanza c’era la dottoressa che era lì per il padre.

Il personale è stato richiamato più volte per l’atteggiamento superficiale sia da me, che dalla dottoressa in questione e addirittura dal padre di lei.

Io sfortunatamente proprio in quei giorni sono stata chiamata a lavorare dalle 08 di mattina fino alle 20:00 e non ho potuto rinunciare visto lo stato economico in cui versava la mia famiglia. Ciò significava vedere mio padre per pochi minuti al giorno e neanche tutti i gironi, e non riuscivo a stare tranquilla. Pensavo ‘adesso me lo lasciano morire, vedono che è un anziano che non può muoversi, non parla bene, lo trascurano definitivamente’.

Una sera vado a trovarlo e trovo una ragazza che rideva e scherzava con lui, che aveva appena finito di imboccarlo e gli stava sistemando il cuscino. Lì per lì rimango stranita, poi la ragazza mi racconta che ha 20 anni, è la figlia della dottoressa e quindi nipote del signore nel letto affianco. Ha detto che studia medicina a Catanzaro e se non erro era al secondo anno. Ha stretto amicizia con mio padre qualche sera prima, ha detto che l’ha visto solo e trascurato, gli è dispiaciuto e aveva deciso di dare una mano…

Da allora ogni volta che andavo a trovare mio padre vedevo che grazie a lei stava sempre meglio, era più pulito, tranquillo e sorridente. Ora mio padre sta bene, ma questa ragazza ci è rimasta nel cuore! Nonostante la giovane età aveva una solarità e una forza assurda, una simpatia unica e una passione per la medicina che non avevo mai visto negli occhi di nessuno, neanche in persone che fanno questo mestiere da 30 anni.

É stata nella stanza a prendersi cura di mio padre per giorni e notti, sapere che tra i futuri medici c’è anche lei, apre uno spiraglio di luce nella sanità cosentina.

Le sarò per sempre grata.

Spero che riusciate a pubblicare così magari lei possa riconoscersi in questa lettera e mettersi in contatto con me…

Grazie mille”

(Rossella Stancato)

 

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