Riceviamo la testimonianza della nostra lettrice Eleonora:

Sono una giovane malata oncologica in cura al Mariano Santo di Cosenza, e per via dei danni cagionati dalle metastasi, nelle ultime due settimane sono stata ricoverata presso il reparto di oncologia e contestualmente sottoposta a due delicati interventi chirurgici ai reni, eseguiti dall’unità di radiologia interventistica dell’ospedale di Cosenza.
Con questo post desidero lodare pubblicamente per l’ottimo lavoro svolto e ringraziare di cuore per tutto l’impegno profuso:
- il primario di oncologia del Mariano Santo, prof. CARLO CAPALBO, per avermi paternamente curata e tutto il suo reparto di medici, segretarie, infermieri e OSS, per avermi amorevolmente accudita e assistita, notte dopo notte, giorno dopo giorno, con competenza, pazienza e dedizione
- il giovane, brillante dirigente medico di radiologia interventistica, dott. TOMMASO DE BARTOLO, che ha eseguito entrambi gli interventi chirurgici con maestria, sicurezza, precisione, accuratezza esemplari e tutto il suo eccezionale staff che mi ha accolta col sorriso in sala operatoria, rassicurandomi, coprendomi quando faceva freddo, facendomi sentire una paziente speciale
- il barelliere del pronto soccorso PIERPAOLO, per la sua umanità e dolcezza rare, per avermi tenuto la mano tutte le innumerevoli volte che mi ha portato su e giù per le corsie dell’ospedale, per avermi sostenuta personalmente al suo braccio ad ogni passo ed essersi premurato di cercare ogni volta il riparo più fresco possibile per non farmi aspettare al caldo tra un esame diagnostico e un altro, tante piccole attenzioni e accortezze che la dicono lunga sulla sua professionalità assolutamente fuori dal comune
- la presidente dell’associazione ONCO MED, FRANCESCA CARUSO e le sue meravigliose volontarie, che non hanno mancato di passare ogni giorno dalla mia stanza per chiedere ed accertarsi personalmente sulle mie condizioni di salute, se avessi fatto colazione, se avessi bisogno di qualcosa
Noi malati oncologici siamo come pugili abituati a prendere quotidianamente pugni in faccia dalla vita, per cui quando qualcuno, illuminato dalla grazia di Dio nel suo lavoro, usa con noi la gentilezza e il garbo assieme alla competenza e alla passione, ci sentiamo come debitori che hanno ricevuto in dono un regalo di cui non sono all’altezza.
Onore e riconoscenza ai professionisti che ho menzionato e che lavorano tutti i giorni in un contesto difficile e complesso, in condizioni spesso critiche e forse poco gratificanti, ma che non hanno mai smarrito il senso di umanità, la vocazione all’assistenza e alla cura del paziente come centro nevralgico di quella che non è una semplice professione ma una missione adempiuta con scienza, coscienza e soprattutto cuore.
Eleonora Caira










