Lettere 2.0: “Il centro Sociale Roberta Lanzino sfrattato dal Comune”

Riceviamo la seguente lettera da parte di una nostra lettrice

 

 

 

“Siamo nella città della cultura, del civismo, della trasparenza, della legalità, dei beni comuni, della cittadinanza attiva e dell’associazionismo, ma, probabilmente, abbiamo mal interpretato o forse era solo uno slogan da campagna elettorale.

A denunciare lo stato delle cose, è una realtà territoriale importante e forte del tessuto associativo dell’intero comune e che investe tempo, economie e professionalità sullo stesso.

Si tratta di un’associazione provvisoria rappresentativa di moltissime realtà associative, affidataria, con regolare delibera di giunta, di una struttura nel centro di Saporito: il centro Sociale Roberta Lanzino.

Nel 2019, fino a febbraio 2020, abbiamo realizzato una fitta serie di eventi preventivamente calendarizzati presso il suddetto centro; rivitalizzando una struttura chiusa da 15 anni e svolgendo attività formative oltre che ludico-ricreative.

Tutto ciò in modo snello, trasparente e assolutamente gratuito.

Abbiamo caratterizzato il Natale rendese, così come il carnevale, ospitato associazioni, professionisti, artisti e animatori, autori e relatori, comunità straniere e realtà diverse, scuole e lavoratori.

È stato un anno culturalmente proficuo ed emozionante.

Poi è giunto il Covid e con lui lo stallo, ancora in corso, di tutte le attività sociali e di aggregazione.

Nel mese di ottobre riceviamo una richiesta per ospitare un evento e, non avendo economie sufficienti per adeguare la struttura alle direttive sulla sicurezza dettate dal Dpcm, ci rivolgiamo al Comune, ricercando una forma di collaborazione in tal senso, una sorta di patrocinio per ripartire in sicurezza.

Il 2 di novembre riceviamo, con nostra grande sorpresa, una nota di “sfratto” con un preavviso brevissimo (sette giorni).

Non una parola, non una spiegazione, ma una semplice nota con invito a rivolgersi al dirigente di competenza.

Inizialmente pensammo a un errore poiché ci appariva paradossale che, all’unica realtà di “raccolta” associativa funzionante sull’intero Comune, venisse intimato lo sgombero immediato.

Un centro chiuso per circa 15 anni tornato attivo tramite un dispiego di forze non indifferenti da parte di qualche povero illuso, e ora ne pretendono la restituzione contravvenendo a ogni forma perché ne intravedono, solo ora, le potenzialità?

Chi altri deve godere del frutto del nostro lavoro per la comunità?

Nel 2019 il centro sociale “Roberta Lanzino” è stato affidato alla nascente Consulta delle Associazioni con delibera di Giunta.

La Consulta sarebbe dovuta divenire operativa dall’8 gennaio 2020, ma in attesa della sua partenza pubblica, aveva affidato la gestione del centro a una rappresentanza formalizzata delle associazioni, composta anche da una parte importante delle realtà presenti nella stessa Consulta.

Il compito dell’ATS era la gestione tecnica e organizzativa delle attività nel Centro Sociale.

Nonostante la delibera di affidamento dell’intero immobile all’ATS con richiesta di polizza fideiussoria, altre 2 delibere si sono aggiunte con nostra grande sorpresa.
Pertanto, la comunicazione di sfratto del 2 novembre, ci ha bruscamente messo davanti a una verità difficile.

Abbiamo risposto esprimendo delusione e invitando il Sindaco a un incontro chiarificatore sulle motivazioni di tale scelta, ma nulla.

Giorno 6 novembre rientriamo in zona rossa e, di conseguenza, tutte le attività vengono sospese.

Ma a 2 giorni dalla dichiarazione di Calabria in zona gialla riceviamo una nuova nota a firma di un Dirigente con invito di sgomberare l’immobile entro 10 giorni dal ricevimento della stessa.

Bene, intanto caro Sindaco, vorremmo sapere se, una semplice nota, può invalidare una delibera di giunta in assenza motivazioni valide e oggettive.

Ci piacerebbe sapere se, questa modalità di interlocuzione, è quella utilizzata con tutte le associazioni della città di Rende.

Abbiamo disatteso in qualche modo le intenzioni manifestate e sottoscritte al momento della deliberazione di giunta in oggetto?

Quante e quali associazioni hanno lavorato e raggiunto “realmente” gli obbiettivi prefissati?

Se tutte le realtà vengono tutelate con le stesse modalità?

Se, di fatto, esiste un assessorato all’Associazionismo con il quale relazionarsi per addivenire a opportune soluzioni condivise? Se è intenzione di questa Amministrazione dare seguito al programma esposto in campagna elettorale in merito alla Consulta delle Associazioni?

Restiamo in attesa di risposte a questi quesiti invitandola ad un confronto trasparente e risolutivo, informandola che, pur in possesso di materiale sufficiente per ricorrere contro il Comune, in considerazione anche del fatto che come associazioni beneficiamo del gratuito patrocinio, non è nostra intenzione percorrere la strada dello scontro. Anzi, ci adopereremo per lasciare la struttura nei tempi necessari e prima della naturale scadenza del contratto.

Perché per noi la parola data è come un “gentlemen’s agreement”.”