Lettere 2.0: “Mio nonno 12 ore in pronto soccorso senza poter parlare con nessuno”

Riceviamo lo sfogo della nostra lettrice Ilenia:

 

 

Buongiorno, se mi è possibile oggi vorrei raccontarvi la mia storia… sono Ilenia e mercoledì 13 alle 10:00 di mattina ho accompagnato mio nonno all’ospedale dell’Annunziata di Cosenza per una presumibile emorragia intestinale.

Fin qui tutto bene, do un recapito telefonico alla Dottoressa del triage che mi dice di aspettare loro notizie. Non ve lo dico proprio che sono stata tutta la giornata ad aspettare lì davanti con l’ansia che mi divorava lo stomaco, decido di telefonare al pronto soccorso, ma dopo svariate telefonate e svariati minuti di attesa (sono arrivata fino a 00:30 minuti) non sono riuscita a mettermi a contatto con nessuno.

Alle 10:00 di sera arriva la telefonata di una Dottoressa, gentilissima, che mi dice che nonno è in uscita, che loro non potevano ricoverarlo perché non c’erano posti e che stava bene, ma di approfondire con ulteriori esami privati.

Quindi ora voi immaginate un anziano di 79 anni, 12h seduto su una sedia senza poter parlare con nessuno, senza sapere cosa gli sia successo, tutto quel tempo, solo per un’ecografia e un prelievo del sangue.

So di non essere l’unica, purtroppo abbiamo visto anche persone morire, abbandonate in un corridoio. Ma io mi chiedo, se non avete abbastanza infermieri e medici, perché non far entrare un familiare (presentando un tampone negativo) con un anziano, che almeno si prenderebbe cura di lui.

Capisco che ci troviamo in una situazione complicata, con una pandemia in corso, ma non si possono neanche trattare le persone in questo modo.

Ci tengo a sottolineare che i sanitari non ne hanno colpa ma non se ne può più…

Grazie.

(Ilenia)