Progetto cosentino premiato al 44° Congresso Nazionale SIAN a Bologna

Un progetto innovativo presentato al 44° Congresso Nazionale SIAN a Bologna, dove l’équipe calabrese ha conquistato il 3° posto come miglior poster.

Dott.ssa Sara Morales, Dott. Angelo Guarascio, Dott.ssa Angela Greco, Dott Francesco Barci, Dott.ssa Anna Perna

Nostri conterranei hanno sviluppato un’iniziativa che sta facendo scuola nella nostra regione e non solo. Presso l’Unità Operativa Complessa di Nefrologia, Dialisi e Trapianto dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza, è stata sperimentata l’applicazione della Realtà Virtuale (VR) per la gestione del dolore e dell’ansia nei pazienti, segnando un vero e proprio primato in Calabria per l’ambito dialitico negli adulti.

Il progetto è nato da un’idea del Dott. Angelo Guarascio, Infermiere Specialista in accessi vascolari in servizio presso l’UOC di Nefrologia e Dialisi dell’AO di Cosenza. Grazie a una formazione di base nel campo delle telecomunicazioni unita alle competenze cliniche, il Dott. Guarascio è da sempre spinto a fondere l’innovazione tecnologica con la medicina per migliorare la qualità dell’assistenza.

Lo studio, condotto in stretta collaborazione con la Dott.ssa Simona Cavaliere (specializzanda in farmacia ospedaliera presso l’Università degli Studi di Messina) e il Dott. Ettore Palma (Infermiere ricercatore presso Humanitas MI), ha sollevato grande entusiasmo tra i professionisti del settore al recente 44° Congresso Nazionale SIAN (Società Infermieri Area Nefrologica) tenutosi a Bologna.

Qui, la ricerca ha ottenuto un prestigioso terzo posto come miglior abstract presentato, accendendo i riflettori su un aspetto spesso sottovalutato della routine clinica: la sofferenza emotiva e fisica legata alle procedure mediche ripetitive.

La sfida della Dialisi: un peso non solo fisico

Per comprendere la portata di questa innovazione, bisogna guardare alla quotidianità di chi affronta l’emodialisi. Il trattamento richiede la puntura della Fistola Artero-Venosa (FAV), l’accesso vascolare essenziale per la terapia.

“Questa unione tra arteria e vena viene punta, solitamente, tre volte a settimana, con aghi di dimensioni considerevoli”, spiega il Dott. Guarascio. “Parliamo di oltre 300 punture all’anno. È uno stress notevole, un’ansia preparatoria che a volte sfocia nel rifiuto della procedura, unita a un dolore che, specialmente all’inizio, può essere molto intenso.”

Mentre in ambiti come l’oncologia o l’odontoiatria l’uso della VR sta già muovendo da tempo i primi passi, in Calabria l’équipe cosentina ha fatto da apripista per quanto riguarda l’emodialisi.

A livello nazionale, infatti, applicazioni simili in dialisi sono state riportate con successo principalmente in ambito pediatrico, come all’Ospedale Meyer di Firenze. Questo rende il progetto di Cosenza un vero e proprio fiore all’occhiello per la sanità del territorio.

Come funziona il visore “scaccia-ansia”

L’azienda ospedaliera ha autorizzato l’uso di un visore speciale da applicare ai pazienti circa 3-4 minuti prima e durante la delicata fase della puntura. Ma cosa vede il paziente? “Non si tratta di semplici video”, chiariscono i promotori.

“Il paziente può immergersi in un ambiente virtuale abbinato a un protocollo ipnotico per il controllo del dolore. Si è guidati da una voce rilassante e da musiche studiate per distogliere l’attenzione dai dettagli visivi e concentrarsi sul respiro. L’effetto è così profondo che ad alcuni pazienti è persino venuto sonno.”

In alternativa, il paziente può scegliere, in autonomia o guidato dall’operatore tramite un tablet, di “volare” sull’Antartide, rilassarsi sulle spiagge delle Maldive o esplorare le barriere coralline, sfuggendo per 10-20 minuti (o più) dalle mura dell’ospedale e dall’ansia del momento.

Il personale medico, inoltre, mantiene il contatto inviando messaggi vocali o testuali che compaiono sullo schermo del visore, per rassicurare il paziente in tempo reale (“Tutto bene? Rilassati, adesso ti sentirai pungere”).

I risultati: un successo umano prima che clinico

I dati raccolti dalla revisione narrativa e dallo studio sul campo sono sorprendenti. “Abbiamo registrato una riduzione media dell’ansia e del dolore di circa il 40%, valori che si allineano perfettamente con gli studi internazionali analizzati nella nostra revisione, condotti in paesi come la Turchia, l’Egitto e in altre realtà cliniche all’avanguardia”, confermano i ricercatori.

Ma la vera vittoria è nelle reazioni delle persone. Un video emozionante, mostrato durante il congresso (e realizzato con il consenso dei partecipanti nel pieno rispetto della privacy), ha catturato la metamorfosi dei pazienti. “La cosa più bella è stata al momento di togliere il visore”, racconta emozionato Guarascio. “Durante la puntura non evidenziavano alcuna reazione di dolore; alla fine erano felici, stupiti ed entusiasti. Molti hanno chiesto di poter ripetere l’esperienza.”

I ringraziamenti di una squadra vincente

Un traguardo simile è frutto di un lavoro di squadra e di un ambiente recettivo alle innovazioni. Gli autori dello studio tengono a ringraziare chi ha reso possibile questo salto nel futuro dell’assistenza: il Prof. Michele Provenzano (Professore di Nefrologia dell’UNICAL), la Dott.ssa Angela Greco (Coordinatrice e membro del direttivo SIAN) e il Dott. Francesco Barci (Infermiere specialista di dialisi e tesoriere SIAN), fondamentali per l’implementazione del visore nel centro di Cosenza.

Un ringraziamento speciale va anche al Presidente SIAN Stefano Mancin e a tutto il direttivo per l’opportunità concessa, oltre che alla responsabile del gruppo accessi vascolari SIAN, Rossella Esposto, gruppo di cui lo stesso Guarascio fa parte in qualità di esperto.

Infine, un ringraziamento profondo e doveroso va a tutti i colleghi infermieri del reparto di dialisi per la preziosa collaborazione quotidiana e, soprattutto, ai pazienti che hanno partecipato con fiducia allo studio, rendendo possibile questa importante innovazione clinica.

Questa esperienza dimostra come la tecnologia, quando è guidata dall’empatia e dalla competenza, possa non solo curare, ma anche prendersi cura, restituendo serenità a chi affronta battaglie quotidiane difficili da immaginare.

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