“Sport negato e silenzi inaccettabili: il caso del Centro Sportivo di Mendicino”

Riceviamo la riflessione da parte di un nostro lettore:

“Lo sport non è mai stato una semplice questione di muscoli, allenamenti o sudore. Lo sport è aggregazione, è il rispetto di regole condivise, è la capacità di gestire le proprie emozioni nel confronto con l’altro.

È una palestra di vita e un presidio sociale insostituibile per i giovani, per le famiglie e per un’intera comunità. Ed è proprio per questa sua profonda valenza che non può non suscitare indignazione e profonda amarezza la sorte del noto centro sportivo di Mendicino, una struttura che tutti sul territorio conoscono, ricordano viva e frequentata, ma che da ormai troppo tempo giace chiusa e inaccessibile.

È un dato di fatto: la struttura è una proprietà privata della Fondazione Carical. Nessuno intende mettere in discussione il diritto di proprietà o la titolarità giuridica del bene. Tuttavia, esiste un principio etico che non può passare in secondo piano, specie quando si parla di fondazioni d’origine bancaria che hanno, nel proprio statuto e nella propria missione, la promozione dello sviluppo sociale, culturale e comunitario del territorio.

Una fondazione ha il compito morale di restituire valore alla comunità locale. Lasciare che un impianto di tale rilevanza rimanga sbarrato e sottratto all’uso collettivo equivale a privare la popolazione di un punto di riferimento fondamentale.

È lecito che sia un bene privato, ma è doveroso che un bene con una simile vocazione venga reso fruibile, cosa che purtroppo oggi non accade.

Ciò che ferisce e alimenta la rabbia dei cittadini non è soltanto la vista dei cancelli chiusi, ma la cortina di silenzio che circonda l’intera vicenda. Non è ammissibile che cali l’opacità su questioni che toccano da vicino la qualità della vita di un territorio.

La cittadinanza ha il pieno diritto di comprendere le motivazioni dietro questa situazione di stallo, di conoscere i motivi per cui un centro di tale potenziale resta inutilizzato e di sapere quali ostacoli reali ne impediscono la riapertura o l’affidamento in gestione.

La trasparenza non dovrebbe mai essere un’opzione, ma un dovere etico nei confronti di chi vede sfumare luoghi di crescita e di incontro.

Riaccendere i riflettori sul centro sportivo di Mendicino non significa fare polemica sterile, bensì chiedere con forza responsabilità e dialogo. È necessario che le istituzioni locali e la Fondazione Carical trovino un canale d’intesa per restituire alla collettività ciò che le spetta in termini di spazi di aggregazione.

Mendicino non può permettersi che il suo sport rimanga ancora in panchina. È tempo di fare chiarezza e di restituire ai giovani e alle famiglie uno spazio dove tornare a crescere, insieme.”

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