Riceviamo la lettera aperta in risposta agli articoli della morte di M.G. avvenuta il 14 maggio 2026 a Cosenza (Articolo QUI):

“Siamo la famiglia di M.G., l’uomo deceduto nella propria abitazione per un malore il giorno 14 maggio 2026. Con la presente, teniamo a precisare che M.G., marito e padre, non era una persona abbandonata, né anziana o ammalata. Così come era una persona autosufficiente, amata dai propri cari e che, quel giorno, non aveva dato il minimo segno di malessere prima del triste e improvviso evento consumatosi durante la quotidianità: ossia un’uscita di breve durata di noi, la sua famiglia, per procacciare i beni di prima necessità giornalieri. Ahinoi, quando l’orologio della fine dell’esistenza segna l’ora predestinata, si può essere anche in mezzo a mille persone, senza tuttavia esserci scampo alcuno.
Precisato ciò, la necessità di scrivere e far pubblicare questa lettera aperta, trova la sua ragion d’essere nelle righe che seguono.
Il diritto all’informazione è sacrosanto, non c’è alcun dubbio in merito considerando che, lo stesso Articolo 21 della nostra Costituzione, lo garantisce appieno. Eppure, spesso accade che l’informazione libera si trasformi in un ricettacolo di sentenze, un continuo flusso di giudizi pressappochisti e per nulla pertinenti.
Sia chiaro, di tutte le erbe non si deve fare un unico fascio e, difatti, esprimiamo la nostra gratitudine verso chi, con rispetto e senso civico, ha articolato virtualmente il proprio dispiacere per il tragico evento che ci ha colpiti senza il minimo preavviso. E questa, è l’umanità che ci piace anzi, è l’umanità che dovrebbe essere. Purtroppo, di fianco a quella empatica, esiste un’umanità depauperata da qualsivoglia empatia.
Ci riferiamo a chi, mentre il nostro dramma familiare ci lasciava disorientati e distrutti, non faceva altro che lasciare traccia di un disprezzo online sotto forma di commenti inappropriati, di chiacchiericcio senza cognizione di causa, in poche parole uno sciacallaggio: “Un uomo anziano lasciato da solo”, “Forse la famiglia l’ha abbandonato ed erano partiti”, “Vivono in un castello che non si sono accorti che era morto?”, “Si era chiuso in casa per non far entrare la famiglia” (riferendosi al chiavistello inserito dall’interno della porta che, considerando i tempi sociali difficili, utilizzano tutti i nostri vicini per la propria sicurezza domestica, ndr) e via così, rincarando sempre più la dose in maniera deplorevole e aggiungendo gli oramai ‘classici’ commenti dei No Vax, tracce scritte di una subcultura deviata e votata alla paranoia. D’altronde, anche la cronaca recente, e ci riferiamo al drammatico decesso dell’uomo avvenuto su corso Mazzini in data 25/05/2026, ne è l’ennesima e triste dimostrazione con commenti digitati dall’utente medio che vive nel suo mondo di tuttologia, incapace di tacere, in maniera rispettosa e sacra, dinanzi alla morte di un essere vivente.
Ecco, tali commenti sono il ritratto dei minus habens, dei ‘commentatori’ senza criterio che appestano i social, mezzi di comunicazione digitale diventati una cloaca virtuale proprio per via di questi soggetti.
Non vogliamo dilungarci più di tanto, né annoiare con queste righe le persone perbene che ci leggeranno. Tuttavia, per quanto concerne questa lettera, vogliamo soltanto aggiungere qualche altra parola: cari ‘commentatori’ dalle sentenze facili, imparate a comprendere e a coltivare il senso dell’empatia e del rispetto davanti ai drammi della vita, ricordandovi di come – e per fortuna – la legge punisca, nelle opportune sedi, l’odio e il disprezzo che vengono riversato sui social. Ed è proprio alla legge che ci siamo appellati, facendo attenzionare ai nostri legali molti di questi commenti.
Grazie per l’attenzione.”
La famiglia di M.G.










