Riceviamo le parole di un nostro giovane lettore, alunno di una scuola superiore di Cosenza, che (come spiegato già più volte e in più occasioni) noi non possiamo citare, per legge:

“Buongiorno,
vorrei sottoporre alla vostra attenzione una vicenda che ho vissuto durante la mia permanenza presso una scuola superiore di Cosenza, perché ritengo importante che episodi di questo tipo possano essere raccontati.
Durante l’anno scolastico 2025/2026 ho avuto diversi problemi con un professore. In particolare, ho saputo che il docente avrebbe parlato di me in modo negativo con studenti di altre classi. Per questo motivo mi sono rivolto al Dirigente Scolastico, cercando semplicemente un aiuto e un chiarimento.
Durante questo colloquio purtroppo il dirigente ed il docente hanno riso di me. Quando ho fatto presente che trovavo quel comportamento inappropriato, il dirigente ha iniziato a rivolgersi a me in maniera aggressiva, arrivando a dirmi che avevo dei problemi e che ero “malato”.
Un altro episodio particolarmente grave riguarda un’accusa che mi è stata rivolta da una ragazza che nemmeno conoscevo. La ragazza disse che durante la ricreazione io mi sarei spogliato davanti a tutti gli studenti.
Questa cosa non è mai accaduta. La situazione arrivò al punto che rischiai persino di essere denunciato per un comportamento che non avevo commesso.
Ma la cosa che mi ha ferito maggiormente è che, secondo quanto mi è stato successivamente detto, il dirigente ed il suo vice erano consapevoli che l’accusa non fosse vera…
Nonostante questo, durante la vicenda mi sono sentito trattato come se fossi colpevole e sono state utilizzate nei miei confronti parole offensive, arrivando a farmi passare per un “maiale” e rivolgendomi altre espressioni che mi hanno profondamente umiliato.
La vicenda si concluse con una frase che ancora oggi e mi ha particolarmente fatto infuriare: «Noi sapevamo che la ragazza fosse bugiarda, volevamo sapere solo a che punto sarebbe arrivata».
Questa frase mi ha lasciato sconvolto, perché, per come l’ho interpretata, significava che la scuola sarebbe stata consapevole della falsità dell’accusa e avrebbe comunque lasciato che la situazione proseguisse per vedere fino a che punto sarebbe arrivata. Drammatico…
Nei mesi successivi la situazione è diventata per me sempre più difficile da sopportare. Alla fine ho deciso di trasferirmi in un altro istituto. In precedenza, però, il dirigente ed il suo vice mi avevano invitato a rimanere o a tornare nella scuola, anche dopo l’intervento di mia madre.
Ieri, 8 settembre 2026, sono tornato in questa scuola con l’intenzione di chiedere nuovamente l’iscrizione lì, perché non voglio permettere alle difficoltà vissute in passato di condizionare le mie scelte e il mio futuro.
Durante il colloquio mi è stato comunicato che avrei dovuto sostenere un esame integrativo relativo a sei materie, con la prova prevista a distanza di pochissimi giorni. Sono stato informato della necessità dell’esame soltanto ieri, con la prova fissata per venerdì.
Ho risposto che non avrei avuto problemi a studiare e che mi sarei impegnato, perché ritengo di essere in grado di affrontare la situazione. A quel punto, dirigente e vice si sono guardati e hanno detto, ridendo: «Lui è in gamba? Ahahahah. Che cosa c’è, l’Istituto nuovo ti ha insegnato a essere in gamba?»
Mi sono sentito nuovamente deriso e umiliato.
Ho ringraziato e sono uscito dalla scuola. Una volta fuori sono scoppiato in lacrime per tutta l’umiliazione accumulata. Una docente di questa scuola mi ha visto, si è fermata ad aiutarmi e a tranquillizzarmi e, dopo aver ascoltato ciò che era successo, ha mostrato comprensione nei miei confronti.
Non pretendo che un informativo come voi dia automaticamente ragione a me. Vorrei semplicemente che questa vicenda venisse ascoltata, magari da qualcuno verificata e, se ritenuto opportuno, approfondita, dando eventualmente spazio anche alla scuola e alle persone coinvolte di fornire la propria versione dei fatti.
In questa sede non posso fare il nome della scuola e delle figure alle quali faccio riferimento, ma i diretti interessati, nella spranza che leggano, sanno che parlo di loro.
Grazie”
(Anonimo)









