Lettere 2.0: “Passato e presente, tradizioni culturali bandistiche non riconosciute”

Riceviamo con preghiera di pubblicazione:

 

 

 

Abbiamo bisogno di capire ad oggi mese di Maggio 2020, la Nostra importanza come identità sia dal punto di vista sociale che da quello storico, economico e culturale.

Ad oggi parlando con fonti aggiornate tratte dal sito bandemusicali.it dedito non solo al censimento delle stesse ma anche ad un sano aggiornamento su eventi, concorsi ed altro riguardate il settore, vanno ai Nostri occhi dati che possono dare un conforto dal punto di vista quantitativo (ad una prima analisi), ma analizzando nel dettaglio tale positività va un po’ a decadere se non proprio a portarci ad uno sconforto.

Importante per Noi credo sia prima capire cosa siamo realmente; le leggi ci descrivono come “patrimonio culturale immateriale”, ciò vuole dire “che ci siamo e non ci siamo” insomma andiamo al passo con i tempi che decorrono su di un calendario; ogni anno scandisce la Nostra vita, ma anche la Nostra morte.

Una vita ed una morte NON FISICA, ma bensì statutaria, culturale, storica con radice impiantata in una realtà comunitaria piccola o grande che sia a seconda della Residenza fiscale di Essa.

Bisogna pensare veramente e con tanto coraggio a nuove iniziative per farla riprendere e rinascere come interesse nei cuori e nelle menti dei tanti ragazzi/e che forse la vedono come un’attività molto marginale paragonandola adaltri svaghidella quotidianità casalinga e non solo.

Insomma regna quasi una pozza stagnante di acqua che con le piogge da quella sensazione di ripresa, ma alla fine rimane una falsa partenza.

Forse ci demonizzano per la rigidità che portiamo (avendo faste uniformi ed un passo alquanto militaresco con ordine e disciplina), o forse vedono che per la maggioranza dei casi siamo quell’ausilio di carattere Civile o Religioso delle numerose FESTIVITA’ e RICORRENZE dalle più piccole alle più grandi Piazze d’Italia.

Certamente il Nostro apporto alle numerose ricorrenze fa capire l’importanza ed il valore NON SOLO di un gruppo ben assestato culturalmente e socialmente in un Territorio, ma il VALORE CHE LA MUSICA RICHIAMA in ogni RICORRENZA che sia dalla più triste (come l’accompagnamento di un Caro estinto) dove si marca ancor di più il ricordo di una persona scomparsa; fino ad arrivare ad un gran galà serale di rassegne musicali concertistiche.

Ad oggi forse lo sbaglio lo facciamo Noi “gestori protempore” di questi sodalizi; non dando il giusto interesse a quei giovani che NON credo NON al valore in sé della MUSICA, ma al VALORE denominato BANDA MUSICALE.

Se andiamo ad analizzare bene “la cosa” i ragazzi sono interessati al panorama musicale (ascoltano molta musica) a volte anche “colto”, ma fanno fatica ad avvicinarsi a quegli strumenti che emettono suoni per un’orchestra di fiati o semplicemente (che forse è il più bel termine) alla banda musicale.

Ad oggi i repertori si sono rinnovati come in se anche l’organico, con l’apporto in esso di strumenti “non propri” della tradizione, ma credo sia giusto così; ogni epoca porta un suo patrimonio culturale e con questo bisogna crescere e convivere.

Giustamente credo sia arrivato il momento di dare una gran bella scossa a questo mondo assai vago per i pensieri di molti e, ridefinire un percorso storico con un giusto approccio e con una giusta pubblicità mediatica che sia d’interesse “POPOLARE ATTUALE” per i giusti tempi che viviamo.

Partendo da repertori Classici e spaziando nei brani Originali per Banda ed arrivando poi a Trascrizioni di Brani di ispirazione POP – ROCK – JAZZ ed altri stili musicali che contraddistinguono epoche; abbiamo tantissimo materiale musicale da poter eseguire; ma il problema è sempre e solo uno: “chi ci incentiva a Noi per INCENTIVARE i nuovi ragazzi che vogliono approcciarsi a questo mondo ANTICO divenuto MOLTO ATTUALE?”; credo NESSUNO!!!

Semplicemente, già alla base di certe Comunità si ha poco riscontro AFFETTIVO nell’era MODERNA (quello che ti gratifica per un lavoro svolto) per questo PATRIMONIO STORICO; eppure basti pensare le epoche dove i Teatri erano la fonte di svago e NON PER TUTTI; piccoli organici musicali formati dai più disparati strumenti (per le tecnologie costruttive di allora) formati da musicanti “che per diletto” la praticavano anche bene la materia, riuscivano ad allietare quella parte di Comunità che economicamente non poteva permettersi un ingresso nei luoghi facoltosi di quell’”arte sublime”.

Molti Maestri (chi per dono e chi per studi svolti) nelle loro orchestrine (più in là nel tempo bande musicali) trascrivevano le famose arie d’opera se non tutta “ESSA” per l’organico a sua disposizione.

Riflettendo sui racconti (uditi le domeniche ai tavoli dei bar o nelle piazze del “Mio Paese”) degli anziani appartenenti alla banda musicale (simpaticamente litigavano anche tra di loro per chi ricordava meglio i vari episodi vissuti), noto oggi come ad allora l’enfasi e la bellezza di una Comunità fatta di artigiani, contadini ed allevatoriche pur avendo vissuto la miseria dell’imminente dopoguerra riusciva a mantenere con tanti sacrifici e non pochi problemi in attivo una realtà di così importante fattezza formativa e culturale (forse neanche Loro erano consapevoli di ciò che ci stavano lasciando in eredità).

E pure dai Loro racconti emerge la tristezza e la consapevolezza dei tempi che erano, molti vivevano di quel “poco” che riuscivano a ricavare da intense giornate lavorative, molti non appena nella maggiore età si accingevano a costruire una FAMIGLIA a cui dedicarsi; ma tutto ciò non portava a trascurare o dimenticare quella “missione”: mettere su ancora altri mattoni nella costruzione di questo sodalizio ancora esistente.

In quei racconti deducevo un affettivo attaccamento a ciò che ebbero creato facendo affezionare ad esso anche i propri Cari che li motivavano.

Io vedevo la soddisfazione, la gratitudine in quei racconti dove “L’ANORMALITA’” di oggi era pura “NORMALITA”; per raggiungere i luoghi dove prestavano servizio musicale usavano i più improbabili mezzi di locomozione (se non addirittura le sole gambe, pur sapendo la giornata che andava incontro); raccontavano delle loro nottate passate a dormire tra la paglia in una stalla come giaciglio di riparo in attesa della nuova giornata di festa del dì successivo; raccontavano della polvere che prendevano mentre si spostavano su cassoni di camion e delle uniformi che poi dovevano spazzolare per farle ritornare del colore nero dal grigio della polvere; raccontavano della loro giornata che iniziava presto al mattino (per poter affrontare le faccende nelle campagne e nelle botteghe) per poi recarsi al luogo dell’incontro per la partenza; raccontavano delle giornate della fame … ma i miei concittadini predecessori non hanno mai demorso, ed a testa alta sono andati avanti permettendo nella maggior parte dei casi lo studio per i propri figli non facendogli mai mancare nulla.

Erano orgogliosi di quei racconti, di quelle serate dove riecheggiava in quel piccolo Borgo la musica, dove si spostavano per le strade con l’ausilio della luce improvvisata di una candela per raggiungere la sala delle provee dove regnava il rispetto e la buona educazione di un buona sera.

Erano lì; dai Loro racconti quasi ogni sera, anche se stanchi da un’intensa giornata di lavoro.

E come lo erano Loro orgogliosi di questi racconti lo sono anche Io adesso come allora; li ammiravo e pensavo: “ma come facevano?” e guardavo Loro con aria quasi di stupore. Che bello!!!

Tirando le somme e facendo un meritato confronto tra i racconti di allora ed il vissuto di oggi (che da anni sono fiero di portare avanti musicalmente) tra epoche e generazioni a confronto; noto con tanto rammarico che: “QUANDO NON C’ERA NIENTE, LA SOCIETA’ DI ALLORA RISPONDEVA CON DOVUTI CRITERI E RICONOSCIMENTI NEL CAMPO IN CUI SI CIMENTAVA, OGGI INVECE IL TUTTO PARE DOVUTO E DI CONSEGUENZA SVOLTO SOLO SE VI E’ VOGLIA (si può avere anche INTERESSE, ma manca la VOGLIA).

Oggi ringraziando Dio, abbiamo tutto (grazie alle Nostre Famiglie che ci hanno dato questo agio), ma in questo tutto si va sempre trovando “una via di fuga” per dire NO, QUESTO OGGI NON LO FACCIO!

Ad oggi sarebbe bello fare incontri in sala musica come ai tempi che furono, questo per studiare bene i brani a “sezioni” ed avere un risultato più gratificante e portare all’orecchio dell’ascoltatore buoni prodotti musicali; ma invece bisogna baciare a terra se riusciamo a fare una sola prova delle durata circa di due ore e con la metà dell’organico che si va poi a presentare, insomma per Noi Maestri sta diventando un qualcosa di molto difficile portare avanti queste realtà musicali (questo credo avvenga anche in altri campi), per Noi e per chi gestisce l’organico diventa ogni giorno una sfida ed una continua supplica perdendo anche la voce nel far comprendere ad ogni incontro l’importanza di una tradizione e l’importanza di ogni singolo associato nel tramandare questo “lavoro” SOCIALE E CULTURALE”.

Il Mio stupore, rifacendomi ai racconti del passato è quello di osservare nel confronto due generazioni dove; la prima nei suoi problemi serie nel gestire sia il ragazzo che l’adulto un lavoro ed una famiglia, aveva il tempo per fortificare con i mezzi di allora la propria cultura e la propria vita con un sano svago che concretizzavano in ogni modo; la seconda generazione invece più spensierata (e mi metto anche Io tra questi) riesce a fatica a concretizzare ciò che ancora oggi come allora ha la stessa definizione, insomma ad oggi bisogna forzare un po’ tutto, ma così facendo un qualcosa di così bello diventa ANTIPATICO E NOIOSO sia da parte di chi deve trasmettere e sia da parte di chi deve ricevere perché soggetto poi a “sanzioni e regolamenti” che se ci fosse un po’ di buonsenso, non vorrebbero neanche pensate e rendere un qualcosa di così bello una mera forzatura.

Sono abbastanza convinto che per i tempi di oggi, il sano associazionismo di qualsiasi entità debba essere spronato con mezzi diversi che hanno logicamente dispendio economico e energetico, per poter organizzare qualcosa da definire interessante per la Gioventù attuale.

Sono abbastanza convinto che, con le poche fonti di approvvigionamento economico saremo costretti solo a proporre quel misero standard qualitativo obsoleto e pur volendo dare innovazione purtroppo siamo poco forti e poco sostenuti in iniziative che escono fuori dagli schemi.

Inoltre nelle Mie convinzioni ho la visione per poter affermare che: “se ad oggi perdiamo un’associazione che trasmette cultura bandistica musicale in un Paese, non avremo più i “mezzi” per recuperarla con la conseguente perdita di un patrimonio immateriale “svanendoper sempre nel nulla”.

In ogni Territorio ormai abbiamo Istituzioni Scolastiche che hanno la materia musicale nel proprio piano strutturale, questa disciplina viene affrontata anche con classi di strumento che potrebbero partecipare ad un’attività curriculare extrascolastica, ma purtroppo molti si rendono conto di questa “NON COLLABORAZIONE” ma anzi ad un assetto belligerante nei confronti delle associazioni stesse.

Leggendo e studiando argomentazioni riguardanti la scuola, ci viene all’occhio quel 20% della cosiddetta “AUTONOMIA SCOLASTICA, tutto ciò cos’è? – vi spiego in breve e cosa prevede, ma che ad oggi non viene applicato con uno sguardo al Territorio di appartenenza.

Art. 102 del d. p. r. 275/1999 (Regolamento dell’autonomia scolastica), esso si concretizza nella progettazione e nella realizzazione di interventi mirati allo sviluppo della Persona Umana, adeguati ai diversi contesti, alle domande delle famiglie e alle caratteristiche dei soggetti coinvolti al fine di garantire Loro il successo formativo.

Il P. T. O. F. (Piano Triennale dell’Offerta Formativa) è quel documento che costituisce l’identità culturale e progettuale delle Istituzioni Scolastiche; esplica la progettazione curriculare, extracurriculare, educativa ed organizzativa che le scuole adottano nella LORO AUTONOMIA.

In questo documento vengono fornite le linee guida per la progettazione curriculare della scuola, il Ministero fissa gli obiettivi da raggiungere alla fine di ogni percorso formativo garantendo risultati OMOGENEI.

Nel P. T. O. F, le scuole devono inserire il curricolo OBBLIGATORIO che hanno elaborato per i LORO ALUNNI, questa quota di AUTONOMIA viene prefissata dal D. M. del 25/12/2015 ed attuato con il D. lg. 226/2005; nel presente decreto si enuncia la quota Nazionale oraria obbligatoria pari all’80% del monte ore annuale ed il restante 20% della quota oraria riservata alle singole Istituzioni Scolastiche.

Cosa prevede la quota delle AUTONOMIE?

Prevede: (richieste degli Alunni e delle Loro Famiglie – Istanze rilevate sul Territorio che emergono dalle realtà culturali, produttive, economiche e sociali – istanze provenienti dagli Enti Locali – osservazioni formulate dai docenti – bisogni per gli alunni diversamente abili – orientamento agli Studenti nei Loro percorsi formativi).

Questo è il “breve” e vorrei soffermarmi sul secondo punto dei P. T. O. F. che enuncia:

– “istanze rilevate sul Territorio che emergono dalle realtà culturali, produttive, economiche e sociali”;

– Onestamente mi chiedo, questo punto come si applica nelle Istituzioni se a Noi Associazioni Culturali ci mettono dannosamente da parte creando solo MISERI ATTRITI?

– Come mai Noi non siamo inseriti in quelle realtà culturali e sociali che emergono sul Territorio, oltre a NON richiedere specifiche fasi progettuali, non invoglino gli Alunni a riempire le Associazioni Culturali per un corretto prosieguo delle attività scolastiche al di fuori delle mura dell’Istituzione stessa?

– Mi chiedo: ma si informano REALMENTE di ciò che il Territorio ha in sé culturalmente e socialmente per trarne poi conclusioni su come collaborare e con che obiettivi comuni con le Associazioni??

Mi pare giusto citare ciò perché siamo definiti anche dalle Istituzioni Scolastiche privi di VALORE EDUCATIVO e quindi NON CALCOLATE sul Territorio.

Mi dispiace comprendere che in queste situazioni siamo in molti, e siamo in molti a percepire questo DISTAZIAMENTO come oscuramento dell’operato altrui, insomma non si incentiva neanche a praticare le REALTA’ TERRITORIALI!!!

Io esorto vivamente ad una sana COMPRENSIONE; se svanisce il Nostro Operato Culturale Musicale Bandistico, decade per sempre e senza ripresa alcuna un BENE STORICO … la COLLABORAZIONE con LE ISTITUZIONI deve ESSERE AMBIVALENTE per dare INSIEME SOSTEGNO SUL TERRITORIO.

Noi Associazioni siamo fortunati se abbiamo buoni Sindaci che ci danno VOCE (almeno su questo mi sento fortunato) fornendo sale per effettuare lezioni, prove di concertazione e contributi economici per il fabbisogno della stessa, Noi viviamo dei contributi erogati da privati cittadini ed attività commerciali che credono e vedono l’operato svolto, Noi viviamo del contributo elargito dopo una prestazione occasionale, e tutto ciò ci fa andare avanti nel migliore dei modi, ma pur sempre zoppicando.

Per dare una NUOVA SVOLTA nel settore e MOTIVARE nuove generazioni all’approdo nelle bande musicalic’è  bisogno di un sostegno attivo delle Istituzioni superiore ad un ente Comunale; ad esempio le REGIONI, si è vero ci sono MOLTI BANDI, ma ahimè o si ha poco tempo per sviluppare una fase progettuale (ricca NON TANTO DI CONTRIBUTO, ma di BUROCRAZIA) dall’emissione dello stesso sui portali dell’Ente fino ad arrivare alla stesura di un progetto avvincente, o si incappa in cavilli anch’essi di NATURA BUROCRATICA che bisogna rassegnarsi già alla partenza.

Purtroppo una fase dedicata a Noi Associazioni Musicali nell’arco di un intero anno solare NON ESISTE, si buttano li dei bandi dediti per lo più a creare MANIFESTAZIONI che allietano Comunità e NON BANDI che aiutino ad uno sviluppo sociale più mirato con acquisizioni di BENI da poter far usufruire a futuri Allievi (questo per andare incontro anche alle situazioni economiche familiari).

Purtroppo NESSUNO CI TUTELA NEL GRIDO DI AIUTO malgrado siamo in TANTI a sopportare la STESSA SITUAZIONE … insomma o si è AMICI, o NON RICEVERAI NULLA!!! Questa è la vera REALTA’ DEI FATTI.

Su questo non possiamo solo aggrapparci al già tanto sostegno che da un’Istituzione Comunale (avendo già a che fare con altre problematiche più serie a livello territoriale e con meno risorse), ma serve la MANO COMUNE dall’ALTO. E non aspettare sempre e solo LA GRAZIA DELLE AMICIZIE…

Andiamo allo scopo ben preciso di un’Associazione BANDISTICA MUSICALE con l’ausilio dello statuto che ne disciplina l’organizzazione della stessa (non citeremo tutto, ma solo alcuni punti che identificano la presenza di essa su di un Territorio).

  • Scopo dell’Associazione è quello di continuare la tradizione musicale bandistica del paese promuovendo e favorendo l’educazione e la formazione musicale dei bandisti mediante l’organizzazione di corsi, scuole e seminari di musica;
  • L’Associazione attua altresì, in favore dei propri soci, iniziative nel campo della musica della cultura in generale, dello sport, del turismo dello spettacolo e dello svago intese a promuovere la formazione sociale mediante un sano e proficuo impegno del tempo libero. E’ compito dell’Associazione suscitare ed interpretare le aspirazioni dei soci impegnandosi per un razionale e funzionale soddisfacimento delle diverse istanze.

In due soli punti è tangibile l’importanza di essa in una società bene definita da questo immenso patrimonio.

Io spero che Associazioni del settore quelle che devono far valere i Nostri diritti si diano da fare per il raggiungimento dello scopo statutario mettendo in evidenza l’importanza di una così innata cultura in ogni Paese dove vi risiede o dove si andrà a formare.

Noi come Associazione siamo iscritti ad una, se non unica Associazione SERIA di tutela delle BANDE MUSICALI denominata A. N. B. I. M. A. (Associazione Nazionale delle Bande Italiane Musicali Autonome) dove spero che nei prossimi mesi (finita l’attuale situazione covid-19) con la voglia di lavorare insieme alle altre Associazioni iscritte della Provincia di Cosenza, e con il VALIDO PRESIDENTE A. N. B. I. M. A. sezione di Cosenza (che si mostra preparatissimo alla gestione per la sua preparazione nel campo), riusciamo a portare avanti un progetto comune in tutta la Provincia (aspettatevi belle novità).

Tornando ad una stima in percentuale (tratta dal sito bandemusicali.it) notiamo il qui seguente censimento:

2.348 BANDE MUSICALI ITALIANE ISCRITTE, IN PROPORZIONE ALLA DENSITA’ DI POPOLAZIONE NELLA PENISOLA 60.000.000, AVREMO UNA MEDIA DI:

– 1 BANDA MUSICALE OGNI 25.000 ABITANTI (NON SO SE QUESTO SIA MOLTO O POCO E SE SIAMO VERAMNTE DA CONSIDERARE UTILI PER UNA NAZIONE) …

ALTRO CALCOLO DA FARE E’ IL NUMERO DI PERSONE CHE FREQUENTANO CON IL LORO APPORTO CONTRIBUTIVO LE BANDA MUSICALI:

  • 348 x 45 (BANDA A PIENO ORGANICO) = 105.660 PERSONE IN ITALIA (FORSE ANCHE PIU’).

SOLO IN CALABRIA (NON SIAMO IL FANALINO DI CODA) ABBIAMO I SEGUENTI DATI:

  • 147 BANDE MUSICALI ISCRITTE;
  • 26 CATANZARO
  • 58 COSENZA
  • 15 CROTONE
  • 37 REGGIO CALABRIA
  • 11 VIBO VALENTIA

147 BANDE MUSICALI moltiplicato per una media di 45 elementi = 6.615 Persone (su quasi 2 milioni di abitanti Calabresi).

La media calcolata su 404 comuni è di 2 Associazioni Bandistiche per comune.

Ribadisco; abbiamo o no la forza di farci sentire tutti insieme?

“NATA PER IL POPOLO, VOCE PODEROSA CHE S’IMPONE E S’INNALZA INCONTENIBILE PER LA FORZA DI PENETRAZIONE E DI COMPRENSIONE, HA BISOGNO DI UN CAMPO VASTO E SCONFINATO, SENZA COSTRINZIONI E SENZA RESTIRZIONI, PER DIRE A TUTTI LA PAROLA CHE EDUCA, NOBILITA E INGENTILISCE.” … (M° Alessandro Vessella).

 

Santa Maria del Cedro (Cs)

         Maggio 2020

                                                                                                                                  Cordialmente                                                                                                                  F.to M° Angelo Durante

 

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