Riceviamo la segnalazione di un nostro lettore rendese:

“Doveva essere il salotto della città. Il luogo dell’incontro, della bellezza, del passeggio e delle attività commerciali. Invece oggi Piazza delle Libertà a Rende sembra l’ombra di ciò che era stata immaginata.
Le immagini parlano da sole: panchine distrutte, sanpietrini e mattonelle saltate, pavimentazione dissestata ed infiltrazione nel suolo sottostante e degrado diffuso che ogni giorno commercianti e residenti sono costretti a vivere sotto i propri occhi.
Ma il problema non è soltanto estetico. La piazza, ormai priva di una reale illuminazione, è diventata terreno fertile per situazioni sempre più preoccupanti: punto di ritrovo per spacciatori, dormitorio improvvisato per gatti randagi e zona percepita come poco sicura, soprattutto nelle ore serali.
E mentre il buio avanza, aumentano anche i racconti e le segnalazioni di episodi inquietanti: furti di automobili, utilizzo della zona come parcheggio di auto rubate e persino furti all’interno delle attività…
La domanda è inevitabile: com’è possibile che uno spazio nato per rappresentare prestigio e vivibilità venga lasciato in queste condizioni?
In questo scenario desolante emerge però un gesto che merita rispetto. Grazie alla sensibilità di un ragazzo che lavora e investe ogni giorno sulla piazza, Attilio Barletta, che a proprie spese ha acquistato pannelli solari per garantire almeno un minimo di illuminazione, questo luogo riesce ancora a respirare qualche frammento di luce.
Un gesto che fa riflettere. Perché quando un cittadino deve sostituirsi alle istituzioni per rendere vivibile uno spazio pubblico, significa che qualcosa si è inceppato profondamente.
Questo non vuole essere un attacco sterile, ma una denuncia civile e un appello. Perché Piazza delle Libertà non merita l’abbandono.
Le attività non meritano paura. I residenti non meritano il degrado.
Una piazza senza cura è come una ferita lasciata aperta: all’inizio fa male, poi ci si abitua al dolore… ed è proprio lì che comincia la sconfitta di una città.”
(Lettera firmata)














