Lettera di un calabrese in California …che con tutte le difficoltà ha deciso di restare

Riceviamo una commovente lettera da parte di un ragazzo calabrese che vive in America

 

 

 

“Sono un calabrese che scrive dalla lontana California. Sono 46 giorni che sto lontano da casa.

Quando presi, quel 5 gennaio, la decisione di partire, di cambiare vita, di trasferirmi negli States, ero così eccitato che non stavo più nella pelle.

Avevo voglia di spifferarlo al mondo interno, mi si accapponava la pelle, era così grande l’emozione che ho perso di vista davvero quello che poi sarebbe accaduto, o meglio quello che dentro di me sarebbe potuto cambiare.

Infine non è cambiato molto, ma una cosa oggi, dopo 46 giorni l’ho capita.

La mancanza del sapore di casa, la famiglia, gli amici e soprattutto i nonni, che sono i primi che ti vedono crescere ed i primi ad andar via, le cose essenziali vengono a mancarti.

Sono sempre stato un tipo freddo soprattutto con i miei familiari, non sono mai riuscito a dirgli “Vi voglio bene” se non solo tramite un messaggio, ma mai, lasciatemi passare il termine: “face-to-face”.

Ad oggi capisco che le cose essenziali delle vita sono davvero poche, ma profonde.

Il risveglio di tua madre alle 7 che dice “alzati sono le 8 (ma in realtà sono le 6:30) è pronta la colazione” una semplice carezza sul viso, o tuo padre che pur alzandosi alle 6 del mattino evita qualsiasi rumore, affinché tu possa dormire per almeno un’altra ora.

Le cene in famiglie, dopo una lunga giornata di lavoro, stanchi ma felici perché potevamo passarla insieme e quelle domeniche, cazzo quelle si, dove si mangiava insieme, si beveva, si scherzava, le domeniche in famiglia che sapevano di angoscia, perché stava per iniziare un’altra settimana pesante, ma pur sempre delle domeniche in famiglia!
Queste piccole cose, sai, le cerchi ne hai bisogno, hai costantemente bisogno di un “Noi ci siamo, la famiglia c’è non sei mai da solo “

In questo periodo non è facile, sara’ anche questo fottutissimo virus che proprio non vuol andar via, sta portando via nonni, padri, zii ed amici, e passarlo lontani da casa, non aiuta affatto.

Sapete l’amore e la preoccupazione di un genitore vanno oltre ogni limite .

Io come tanti ho deciso di rimanere distante da casa, non per questo voglio un premio, ma per una questione di precauzione, sapete, qui dicono che di questo virus ne saremmo contagiati tutti, quindi perché rischiare? Ho preferito rimanere qui da solo, per evitare complicanze.

È proprio vero “le cose si apprezzano solo quando non si hanno più”, vabbè di certo non le ho perse, ma mi mancano!

Mi sto solo facendo un esame di coscienza, che penso debbano farlo un po’ tutti, le cose si devono apprezzare quando si hanno, la magia della cena in famiglia, il bene di una madre di un padre bisogna apprezzarlo quando lo si ha, non dopo, ne saremo capaci tutti.

Per me oggi è diventato magia anche “le sgridate di mi madre”, metti in ordine la stanza, non lasciare il bagno sporco, queste piccolezze per me sono diventate essenziali.

Abitando da solo vuoi o non vuoi, fai inconsciamente quello che tua madre ti diceva a casa, lì capisci davvero l’essenza di una piccolezza… per me è strano, perché ho sempre pensato che potessi fare a meno di tutto, ma ad oggi non è così!

Io posso fare solo a meno di me stesso, ma non delle persone che mi voglio bene e mi amano .

Concludo dicendo: apprezzate ciò che avete e se avete la fortuna di condividere i successi ed i momenti bui, come questi, con chi vi ama, allora siete fortunati.

I soldi vanno e vengono le persone restano.”

Mattia

 

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