Riceviamo il racconto di una nostra lettrice:

“IL “MURO DI GOMMA” DELL’INPS: SOSPESO SUSSIDIO A RAGAZZA DISABILE. È EMERGENZA SANITARIA.
Una battaglia burocratica che si trasforma in dramma medico. È la storia una ragazza cosentina affetta da una grave forma di epilessia farmaco-resistente, che al compimento del diciottesimo anno si è vista improvvisamente “staccare la spina” dei benefici economici dall’INPS.
Una sospensione automatica che ha impedito alla famiglia l’acquisto dei farmaci salvavita e non solo, culminata l’8 maggio scorso in una violenta crisi epilettica. Per la giovane, in stato di incoscienza, si è reso necessario il trasporto d’urgenza in codice rosso presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale dell’Annunziata.
Ma la Legge 114? È nel cassetto?
Al centro della vicenda c’è quello che la madre, definisce un “errore burocratico imperdonabile”. Nonostante il verbale di invalidità recitasse chiaramente la dicitura “No Revisione” (condizione che attesta l’irreversibilità della patologia), il software dell’Istituto ha sospeso l’erogazione dell’Assegno di Inclusione (ADI) al compimento della maggiore età e dell’assegno unico universale per figli a carico fino al 21mo anno.
Illegittimo tutto, e sono 3 mesi che sono stati negati i diritti dei benefici, calpestando una dignità che lo Stato dovrebbe tutelare. Un atto che sembra ignorare la Legge 114/2014 e la stessa Circolare INPS 10/2015, le quali impongono la continuità dei pagamenti fino all’effettuazione della nuova visita. “Ci hanno risposto che la legge non esiste, o che avremmo dovuto saperlo noi”, racconta la madre amareggiata.
“Ma la legge parla chiaro: i diritti economici sono conservati nelle more dell’iter sanitario”; e insistono con affermare che “anche se andate in causa, perderete”, negando il diritto di autotutela per il riesame e appuntamento con un funzionario dei piani alti dell’INPS.
Il paradosso dell’ADI e il requisito dei 60 anni: completamente ignorato il requisito dell’età.
Oltre al danno, la beffa. La madre, componente del nucleo familiare, ha già compiuto 60 anni, requisito che di per sé renderebbe il nucleo avente diritto al sussidio ADI, indipendentemente dalla disabilità della figlia, essendo soggetto fragile e non occupabile.
Eppure, anche questo “paracadute” è stato ignorato dagli uffici del settore 2500 dell’INPS di Cosenza, che hanno alzato un muro di gomma davanti alle richieste della famiglia.
La famiglia si è ora rivolta a un legale e ha chiesto l’intervento urgente del Coordinatore Medico Legale della sede provinciale, il Dott. Francesco Naso. “Chiediamo che la medicina prevalga sulla burocrazia”, e che “mia figlia non può aspettare i tempi dei software. Ha una visita fissata per il 4 giugno, ma dopo la crisi dell’8 maggio la situazione è al limite. Abbiamo bisogno che l’autotutela venga attivata subito”.
Mentre la politica locale inizia a muovere i primi passi e l’avvocato della famiglia ha inviato un esposto per omissione di atti d’ufficio e danno biologico, si resta in attesa di un diritto che la legge le riconosce, ma che la burocrazia le nega.
Come si può ignorare una legge dello Stato a danno di una famiglia con un reddito al di sotto della sopravvivenza. Gli operatori di sportello liquidano gli utenti con la speranza che rinuncino a una battaglia ed evitare così la fatica di riaprire un fascicolo e pigiare un tasto.
Siamo in mano a un sistema dove il valore umano conta sempre meno. E che cavolo! Volevo un lavoro e pure questo diritto negato. Ci stiamo rivolgendo anche a Corbelli, Polimeni ed all’ On. De Cicco.
Da Dipignano è tutto, a voi la linea.”
(Lettera firmata)









