Il rifugio che ha segnato la Sila torna ad accendere la brace. Per anni è stato il luogo delle domeniche sulla neve per intere generazioni di cosentini.

Per decenni è stato uno dei simboli della montagna silana, il punto di ritrovo per migliaia di famiglie e appassionati della neve. Oggi lo storico rifugio La Pagliara è pronto a riaprire le porte con un progetto completamente rinnovato, che punta a valorizzare il territorio attraverso una proposta gastronomica e culturale capace di coniugare tradizione e innovazione.
Situata a Fago del Soldato, alle pendici di Monte Scuro, la struttura tornerà ad accogliere visitatori a partire dalla metà di luglio. L’obiettivo è quello di restituire vita a un luogo che per molti cosentini rappresenta un pezzo importante della memoria collettiva, trasformandolo in uno spazio dove fermarsi dopo una giornata trascorsa tra sentieri, boschi o piste da sci, davanti al calore del camino e a una cucina ispirata ai sapori della montagna.
Le origini della Pagliara risalgono agli anni Novanta. In quegli anni furono costruite anche una doppia seggiovia fino a Monte Scuro, due piste da sci e un innovativo impianto di illuminazione che consentiva di sciare anche nelle ore serali.
«Fu la prima pista da sci illuminata d’Italia», ricorda lo chef Eugenio Roncoroni, il quale durante la manifestazione gastronomica ‘Bob Fest’ ha incontrato il gruppo impegnato nella rinascita della Pagliara. Da lì è nata la collaborazione con Roncoroni e con Cristina Giordano, già protagonisti dell’apertura del ristorante PAS a Milano.
Per molti anni il rifugio è stato uno dei luoghi simbolo della Sila, fino al progressivo declino causato dal cambio di gestione, dalla chiusura dell’attività e, successivamente, dal devastante incendio del 2010 che distrusse l’edificio.
Oggi, dopo oltre dieci anni, la struttura torna finalmente operativa con una visione completamente nuova ma profondamente radicata nella sua storia.
La proposta culinaria porta la firma di Eugenio Roncoroni e Cristina Giordano, chiamati a sviluppare un menu che mette al centro la cottura alla brace. Una scelta insolita anche per gli stessi chef. «Generalmente il percorso è opposto: dalla Calabria si parte per Milano. Noi, invece, abbiamo deciso di fare il tragitto inverso», spiega Roncoroni. «Per noi è un privilegio poter lavorare in un luogo così ricco di storia, ma anche una grande responsabilità».
Elemento centrale del nuovo progetto sarà il grande focolare interno, attorno al quale ruota l’intera struttura, caratterizzata da un’architettura che richiama la forma di una yurta. «Il fuoco è sempre stato il cuore della Pagliara», racconta ancora lo chef. «Un tempo serviva per cucinare, oggi diventerà anche il punto attorno al quale gli ospiti si riuniranno per vivere un’esperienza conviviale. La brace rimarrà accesa per tutta la giornata, anche in sala».
Nel menu troveranno spazio numerose preparazioni cotte sulla brace, con particolare attenzione alle carni, senza però trascurare altre specialità. Accanto ai tagli più tradizionali saranno proposte marinature ispirate a culture gastronomiche differenti e un lavoro di recupero di antiche ricette calabresi ormai poco conosciute.
Anche i primi piatti seguiranno questa filosofia, con una cucina che trae ispirazione dall’ambiente montano e dai prodotti del territorio, reinterpretandoli in chiave contemporanea.
In bocca al lupo ragazzi!










