“Contagi Covid spariti – Ora qualcuno, beffardamente, vuole addossare la colpa alla carenza di personale”

Riceviamo le parole del nostro lettore Antonio Ciacco:

 

 

E’ possibile che la macchina organizzativa si è inceppata anche la settimana con 111 casi?

La toppa è peggio del buco. Qualcuno ha tentato di giustificare, goffamente, l’ammanco dei contagi, per effetto del quale la Calabria, in sette mesi (ottobre 2020 – aprile 2021) non ha trasmesso, all’Istituto superiore di Sanità, oltre 9.500 nuovi casi.

La giustificazione addebita l’ammanco a una avaria organizzativa dovuta alla carenza del personale. Una giustificazione, semplicemente, risibile. Un dato per tutti: nello scorso mese di ottobre, la Calabria, ha registrato una positività settimanale, che, nel suo picco massimo, si è attestata a poco più di 1.000 casi, contabilizzando, complessivamente, per l’intero mese, 1800 casi.

Ebbene, anche nel mese di ottobre, sono mancati all’appello della trasmissione 862 contagi, cioè il 47% di tutti i casi effettivamente diagnosticati, quasi la metà.

Ammesso pure, che ci sia una carenza di personale, non si è in grado di gestire, nemmeno, 1800 casi mensili? Addirittura, nella prima settimana di ottobre, i casi effettivamente diagnosticati sono stati, esattamente, 111, mentre i casi trasmessi a Roma sono stati 95, cioè a dire 16 in meno.

E’ mai possibile che la macchina organizzativa si è inceppata anche davanti a 111 casi? E dai, non facciano ridere i polli!
L’ammanco è perpetrato, con sistematica perseveranza, precisamente da 30 settimane, cioè a dire da sette mesi. E’ possibile che, in questi sette mesi, nessuno si è posto il problema di porre rimedio alla fantomatica avaria organizzativa? Nessuno se ne è accorto?

E passi pure che nessuno se ne sia accorto. Epperò, l’ammanco è, ormai, di dominio pubblico, perché smascherato da oltre un mese. E anche, in questo mese, nessuno si è preoccupato di rimettere le cose a posto. Anzi, in questo ultimo mese, la pratica sterilizzatrice è proseguita con incallita ripetitività: sono, magicamente, spariti altri 2000 casi, il 16,50% di tutti i casi diagnosticati nello stesso mese.

Anziché far sparire altri 2000 casi, non sarebbe stato più decente trasferire qualche risorsa umana al servizio di trasmissione? Nessuno ha gli anelli al naso. Quindi nessuno crede, perché non è vero, che l’Istituto superiore di Sanità, per il monitoraggio settimanale, pretende di avere, per ogni caso positivo, la data del prelievo, la data di notifica, la data di inizio sintomi, il tracciamento d tutti i contatti, le eventuali ospedalizzazioni con la data di ricovero.

Che nessuno menta, sapendo di mentire. Per stabilire l’incidenza settimanale, l’Istituto superiore della Sanità richiede, esclusivamente, il numero complessivo dei contagi e la data di prelievo. Che si vadano a consultare i report settimanali archiviati nel sito del Ministero della Salute! Non si raccontino bugie.

Perché mai, al Ministero, per il monitoraggio settimanale, dovrebbe servire – udite, udite – il tracciamento di tutti i contatti? Al Ministero serve solo il dato aggregato. Punta e basta. Bugie sopra bugie. Ed è una pacchiana bugia dire che, i dati residuali non trasmessi, vengono poi trasmessi la settimana successiva.

La matematica non è una opinione. Due più due fa, sempre, quattro. Ma se, da 30 settimane consecutive, i dati trasmessi a Roma sono sempre manipolati per difetto, rispetto ai dati effettivi, come si fa a dire che i dati mancanti vengono poi caricati la settimana successiva?

Negli ultimi sette mesi non sono stati trasmessi oltre 9.500 casi, cioè a dire il 17% di tutti i casi diagnosticati nello stesso periodo. Questi 9.500 casi sono stati buttati, letteralmente buttati, alle ortiche.

Significa che 9.500 uomini e donne in carne e ossa, aggrediti dal virus – e alcuni di loro anche stroncati dal virus – sono stati, con disinvolta noncuranza, cancellati con un solo colpo di spugna. Che qualcuno mi dimostri il contrario!

In conclusione: la giustificazione addotta e le relative argomentazioni sono un ritratto penoso e farsesco.

Antonio Ciacco